Alla Casa Bianca la firma degli accordi tra Israele, Emirati e Bahrein. Trump: «Giorno storico» | La diretta

Alla Casa Bianca la firma degli accordi tra Israele, Emirati e Bahrein. Trump: «Giorno storico» | La diretta

15 settembre 2020 – 16:28

La firma a Washington per la normalizzazione dei rapporti. Il nodo degli F-35. Trump: seguiranno altri Paesi

di Davide Frattini, Massimo Gaggi, Guido Olimpio, Andrea Marinelli, Viviana Mazza, Marta Serafini

Medio Oriente, alla Casa Bianca gli accordi di Abramo tra Israele, Emirati e Bahrein | La direttaMedio Oriente, alla Casa Bianca gli accordi di Abramo tra Israele, Emirati e Bahrein | La diretta

Donald Trump sigla oggi alla Casa Bianca la «pax americana» in Medio Oriente con la firma degli «accordi di Abramo» per la normalizzazione dei rapporti tra Israele da un lato ed Emirati Arabi e Bahrein dall’altro.

Ore 18:13 «Storico giorno per la pace in Medio Oriente»: lo twitta Donald Trump annunciando l’imminente firma alla Casa Bianca da parte dei leader di Israele, Emirati e Bahrein degli accordi «che nessuno pensava fossero possibili». «Altri Paesi seguiranno!», ha promesso.

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Ore 18:29 Israele non si sente più isolato e spero che altri si uniscano a questo circolo della pace. Lo ha detto il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, durante un punto stampa con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Al termine dell’incontro bilaterale Trump ha donato a Netanyahu una chiave della Casa Bianca, «uno speciale segno di affetto».

Ore 18:29 Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è arrivato, con la moglie Sara, alla Casa Bianca dove avrà colloqui privati con il presidente americano Donald Trump prima della firma degli Accordi di Abramo per la normalizzazione dei rapporti con Emirati Arabi Uniti e Bahrein. Ad accoglierli Trump insieme alla moglie Melania. Netanyahu e Trump non si sono stretti la mano, come prevede il protocollo per contenere la diffusione del coronavirus, ma né loro, né le loro mogli indossavano la mascherina.

(Viviana Mazza) Il luogo scelto per la firma, il South Lawn della Casa Bianca, è lo stesso degli Accordi di Oslo del 13 settembre del 1993. Netanyahu e Trump terranno un incontro bilaterale alle 11 locali (le 17 in Italia), seguito da un altro con i ministri degli Esteri di Emirati e Bahrein. Poi la cerimonia ufficiale, a mezzogiorno con la firma dell’«accordo di pace» con gli Emirati e della «dichiarazione di pace» con il Bahrein. Tra i 700 invitati: l’ex ambasciatrice Usa all’Onu Nikki Haley, il miliardario Ron Lauder e l’ex premier britannico Tony Blair. È una vittoria sia per Trump che per Netanyahu, anche se in Israele, dove i casi di coronavirus crescono al ritimo di 5.000 al giorno, l’opposizione critica la scelta di far partire il lockdown venerdì in modo che il premier possa firmare gli accordi alla Casa Bianca.

(Davide Frattini, corrispondente da Gerusalemme) I dettagli dell’intesa restano per ora quasi tutti segreti, perché diventi legale e vincolante deve essere approvata dal parlamento israeliano. Il patto ribalta la formula che fino a ora le nazioni arabe hanno voluto imporre per normalizzare le relazioni diplomatiche con Israele. Il primo passo — e imprescindibile — era la definizione di un trattato con i palestinesi che portasse alla nascita di uno Stato dentro i confini del 1967 (i territori catturati ai giordani dagli israeliani nella guerra dei Sei giorni) con capitale a Gerusalemme Est. Adesso l’equazione sembra diventata pace in cambio di turisti e tecnologie: gli affari tra i tre Paesi raggiungeranno da subito i 500 milioni di dollari, i pellegrini di Emirati Arabi e Bahrein potranno visitare la Spianate delle Moschee, il terzo luogo più sacro per l’islam, mentre i viaggiatori israeliani si immergeranno nelle notti di Dubai. Tre ore di volo. Benjamin Netanyahu ottiene quello che ha sempre voluto: un’alleanza con i sunniti anche in chiave anti-iraniana senza rinunciare al controllo sui territori palestinesi (ha concesso di rinviare l’annessione di parte della Cisgiordania, più promessa elettorale che piano reale). I palestinesi si considerano pugnalati alle spalle: il sostegno del Golfo (l’Arabia Saudita per ora resta fedele al vecchio schema, ma ha già aperto lo spazio aereo agli aerei commerciali che decollano da Tel Aviv) era fondamentale per esercitare pressione sugli americani e sugli israeliani. Abu Mazen compie 85 anni il 15 novembre, la soluzione per uscire dall’angolo diplomatico dovrà cercarla il suo successore.

(Davide Frattini) A poche ore dalla firma, i pochi dettagli sull’accordo emergono dalle polemiche politiche israeliane. La sinistra all’opposizione rivela che l’intesa prevede il via libera per gli Stati Uniti alla vendita dei jet militari F-35 agli Emirati. Il premier Benjamin Netanyahu ha fino ad ora glissato sulla questione, Trump ha invece confermato che il governo israeliano ha rinunciato all’«esclusiva» sugli armamenti americani. L’estrema destra reagisce invece ad altre ipotesi: il documento conterrebbe un riferimento alla soluzione dei due Stati e la promessa israeliana di fermare la costruzione di colonie in Cisgiordania.

(Guido Olimpio) Tra coloro che hanno fatto la pace con Israele il più coraggioso è stato sicuramente il presidente egiziano Anwar Sadat. Altri tempi, altre circostanze. E alla fine ha pagato con la vita.

(Marta Serafini) Gli accordi fanno degli Emirati e del Bahrein il terzo e il quarto paese arabo a normalizzare le relazioni con Israele, dopo gli accordi di pace del 1979 con l’Egitto e del 1994 con la Giordania. In futuro altri paesi, come l’Oman, il Kuwait e il Marocco, potrebbero normalizzare le relazioni con lo Stato ebraico.

(Marta Serafini) Un testo lungo e dettagliato, quello dell’accordo tra Emirati Arabi Uniti e Israele. Un testo molto più breve, ma di sostanza quello che invece riguarda la normalizzazione dei rapporti con il Bahrein. A poche ore dalla cerimonia per la firma degli accordi alla Casa Bianca, alla quale «sono stati invitati anche i democratici» e che «non vedrà la presenza di Mohammed bin Salman», un alto funzionario dell’Amministrazione Trump ammette che, per questioni di tempo e considerata la lunga negoziazione guidata da Jared Kushner, l’accordo annunciato lo scorso 13 agosto tra Emirati e Israele è sicuramente più strutturato di quello, seguito a ruota e «molto più rapido», con il Bahrein. «E’ solo una questione di tempo e non di volontà, ma la differenza è evidente», ha detto il funzionario, sottolineando come «la leadership degli Emirati si è dimostrata molto unita». Mentre c’è grande «entusiasmo ed eccitazione» per la cerimonia, il funzionario della Casa Bianca ricorda che «ai partecipanti è stata inviata una e-mail per incoraggiare l’uso della mascherina» per proteggersi dal coronavirus, «ma non chiederemo a nessuno di farlo, è una loro scelta». In ogni caso, «gli emiratini, i bahreniti e gli israeliani prendono tutti sul serio la questione. Quando sono scesi dall’aereo avevano tutti la mascherina», ha aggiunto.

(Massimo Gaggi) Alla Casa Bianca arrivano i leader di Israele, Emirati e Bahrein per la firma di un accordo che non è un trattato di pace come quelli con Egitto e Giordania del 1979 e 1994, ma può avere conseguenze perfino più profonde: sposta il baricentro del Medio Oriente verso il Golfo, sancisce i ridimensionamento della questione palestinese ma, soprattutto, può creare una sorta di rapporto strategico tra Israele e Paesi arabi basato sue tre considerazioni: il progressivo ritiro degli Usa dal Medio Oriente che lascia i Paesi del Golfo più esposti al pericolo iraniano; il moltiplicarsi di crisi nell’area (Siria, Yemen, Libia, Iraq, curdi) che hanno fatto scivolare nelle retrovie le tensioni con Israele; un modello di sviluppo economico di Israele basato sul potenziale umano più attraente di quello seguito in passato nel Golfo, basato sul potenziale petrolifero. Prima della cerimonia Donald Trump ha confermato che altri Paesi islamici firmeranno la normalizzazione dei rapporti con Israele. Si parla di Oman, Sudan e Marocco. Forse anche l’Arabia Saudita che ha, comunque, già dato via libera agli Emirati. Grande successo per Trump anche in prospettiva elettorale Usa.

15 settembre 2020 (modifica il 15 settembre 2020 | 18:48)

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