Biden contro Johnson: “Mai un accordo commerciale Regno Unito-Usa se Brexit mette a rischio la pace in Irlanda”

Biden contro Johnson: “Mai un accordo commerciale Regno Unito-Usa se Brexit mette a rischio la pace in Irlanda”

LONDRA – Joe Biden entra con decisione nella disputa della Brexit tra Regno Unito ed Ue. E, da candidato alla presidenza degli Stati Uniti, avverte Boris Johnson (pur senza citarlo) in un tweet lapidario: “Non possiamo accettare che gli accordi di pace del Venerdì Santo per l’Irlanda del Nord ora vengano a messi a rischio dalla Brexit. Ogni eventuale accordo commerciale di libero scambio tra Uk e Usa deve rispettare quel patto ed evitare un ritorno a un confine duro tra Irlanda e Irlanda del Nord. Punto”. Insomma, al candidato democratico alla Casa Bianca non sono piaciuti gli ultimi comportamenti del governo britannico, che con la nuova legge “Internal Market Bill” – ora all’esame del Parlamento britannico – minaccia di violare i trattati internazionali e di rinnegare l’accordo di divorzio dello scorso autunno che lo stesso Johnson ha controfirmato con l’Unione europea e che prevede ferree regole per l’Irlanda del Nord con due obiettivi: preservare la pace in Irlanda del Nord e proteggere il mercato unico europeo.

L’annuncio severo di Biden è in realtà ancora più preoccupante per Johnson perché il candidato democratico lo ha twittato poco dopo che il ministro degli esteri britannico Dominic Raab, in visita a Washington, aveva incontrato la speaker della Camera del Congresso americano, la democratica Nancy Pelosi, altra fiera sostenitrice dell’accordo di pace irlandese. L’obiettivo di Raab era proprio quello di rassicurare Pelosi, che lo ha ribadito più volte negli ultimi mesi: “Il Congresso degli Stati Uniti (che ha l’ultima parola sugli accordi commerciali degli Usa con altri paesi, ndr) non approverà mai un accordo di libero scambio con Londra se questa metterà a repentaglio gli sforzi per la pace in Irlanda”. A posteriori, presumibilmente, Raab non ha convinto affatto Pelosi.

Il tweet di Biden è un grosso problema per Johnson perché, qualora il democratico dovesse arrivare alla Casa Bianca come presuppongono i sondaggi, si rinsalderebbe quel legame Usa-Ue sfilacciato da Trump negli ultimi quattro anni. Il tutto a scapito del Regno Unito in procinto della realizzazione definitiva della Brexit il 31 dicembre prossimo e in cerca di nuove sponde commerciali e (geo)politiche. Boris Johnson rischia di ritrovarsi dunque in un nuovo imbuto politico: da una parte, c’è Donald Trump, uno che ha sempre sostenuto la “Brexit” del premier britannico, la più dura possibile, per avere campo libero a livello commerciale ma anche perché l’Unione europea intralcia gli ideali geopolitici del presidente. Allo stesso tempo, però, Trump è un negoziatore spietato: non sarebbe facile per Londra strappare a “The Donald” un accordo di libero scambio Usa-Uk conveniente. Dall’altra parte, Biden inquieta eccome Johnson. Perché Obama, di cui il candidato democratico era vice, si è sempre schierato contro la Brexit, dopo la quale – Barack dixit – “il Regno Unito finirebbe in fondo alla fila” a Washington. Non solo: Biden è molto legato all’Irlanda (origine di sua madre), ha partecipato direttamente al processo di pace e non permetterà mai una Brexit “hard” che mini la fragile tregua tra cattolici e protestanti. 

La legge della discordia che ha innescato il tweet di Biden è la cosiddetta “Internal Market Bill” annunciata da Johnson a Londra, in base alla quale il Regno Unito ignorerebbe principalmente due parti cruciali dell’accordo di divorzio Brexit tra Ue e Uk firmato lo scorso autunno, e cioè i controlli doganali preventivi di tutti i beni che dalla Gran Bretagna vanno in Irlanda del Nord (e viceversa), il che era stato pensato e sottoscritto per preservare la pace tra le due Irlande (oggi senza frontiera fisica) e per proteggere l’integrità del mercato unico europeo. E poi, anche il regime sugli aiuti di Stato in Irlanda del Nord, che secondo quell’accordo di divorzio devono seguire le regole dell’Unione europea per almeno 4 anni (sempre per preservare lo status quo in Irlanda del Nord). Tutte cose sulle quali Johnson si è rimangiato clamorosamente la parola due settimane fa, sostenendo che così com’è l’accordo (da lui firmato dieci mesi fa) spezzerebbe il Regno Unito, che era poi il motivo principale per cui una versione simile offerta dall’Europa era stata rifiutata dalla sua predecessora Theresa May due anni fa.



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