California, visita di Trump per gli incendi: «Vedrete che presto rinfrescherà». Biden lo attacca

Dopo una settimana di silenzio sugli incendi che stanno devastando la costa occidentale degli Stati Uniti, il presidente Donald Trump è volato in California e ha (come altre volte) minimizzato sul ruolo del cambiamento climatico nella tragedia che nel solo Oregon ha costretto mezzo milione di persone a lasciare le proprie case. E durante un briefing con i leader locali ha detto, con una battuta: «Vedrete che presto rinfrescherà». Il presidente sembra muoversi ormai in una logica quasi esclusivamente elettorale: l’attesissima visita di ieri nella California sconvolta dagli incendi è stata una brevissima parentesi, una visita-lampo, tra un comizio in Nevada e un incontro con la comunità ispanica di Phoenix, in Arizona, uno Stato che rischia di perdere e nel quale cerca di recuperare consensi tra i latinos — il cui sostegno ai democratici e a Biden sembra, stando ai sondaggi attuali, meno convinto di quello dato a Hillary Clinton quattro anni fa.

La visita in California e il «minuetto» col governatore

A Sacramento Trump ha ascoltato brevemente il rapporto delle autorità locali a partire dal governatore Gavin Newsom: più che un dialogo, un minuetto col presidente che, dopo aver precisato che lui e il governatore democratico arrivano da pianeti diversi, ha dato comunque atto a Newsom di aver fatto un buon lavoro. Il governatore lo ha ripagato riempiendolo di ringraziamenti per la visita e per gli aiuti federali. Poi si è permesso un piccolo, garbatissimo rilievo critico, visto che Trump aveva liquidato gli incendi come una conseguenza della cattiva manutenzione delle foreste dello Stato che, aveva sottolineato, è a guida democratica. Newsom ha ammesso carenze nella gestione della guardia forestale e promesso riforme, ma poi ha fatto sommessamente notare al presidente che il 57% delle foreste della California sono di proprietà del governo federale (responsabile anche per la manutenzione), mentre quelle che fanno capo allo Stato della West Coast sono appena il 3%. Poi, sulla causa dei roghi che il governatore attribuisce ai mutamenti climatici e alle temperature record dei giorni scorsi Newsom si è limitato a chiedere a Trump il diritto di dissentire: cosa che il presidente gli ha graziosamente concesso. Liquidando subito dopo un altro membro dell’amministrazione statale che lo implorava di credere al global warming e alla scienza con un secco «non penso che la scienza abbia le risposte».

Biden: Trump, «piromane climatico»

Ma il tema della crisi climatica è entrato di prepotenza nel dibattito elettorale, a 50 giorni dal voto, e in posizione improvvisamente centrale. Dal museo di storia naturale del Delaware, il candidato democratico Joe Biden ha risposto dando a Trump del «piromane climatico», sostenendo che se Donald vincesse di nuovo «sempre più America brucerà nei prossimi quattro anni». E ha avanzato una serie di proposte (tra cui investire 2 mila miliardi di dollari entro il 2024 per far crescere l’utilizzo di energia pulita) mettendo al centro dell’agenda un tema che di fatto, per il suo avversario, non esiste. Secondo Anthony Leiserowitz, direttore del programma sulla comunicazione del cambiamento climatico di Yale, l’argomento per la campagna di Biden è diventato «l’indizio chiave, la prova schiacciante che Trump non sia in contatto con la realtà». E anche Whit Ayres, consulente politico dei repubblicani, dice al New York Times che ormai «siamo al punto in cui negare il cambiamento climatico non sia più una posizione credibile». Che l’inquilino della Casa Bianca rischia di pagare a novembre.


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