Canfora: “Con un No al referendum e il voto alle regionali la Puglia può fermare la marcia sovranista”

Canfora: “Con un No al referendum e il voto alle regionali la Puglia può fermare la marcia sovranista”

“Se vince il Sì chi ha la maggioranza relativa dei voti potrà governare senza rendere conto all’opposizione. Il sogno della destra, che tante volte ha provato senza successo a ottenere il 50 per cento dei voti. E a questo proposito, spero che la Puglia non cada nelle mani del centrodestra alle elezioni regionali. Sarebbe un altro passo della marcia trionfale della destra sovranista alla conquista del governo nazionale”. Lo storico Luciano Canfora è uno dei più convinti sostenitori del No al referendum sul taglio dei parlamentari, ma mette in guardia anche sul rischio che una vittoria del centrodestra alle elezioni regionali spiani la strada verso il sovranismo al governo.
 

Professore, per lei il referendum sul taglio dei parlamentari è una riforma demenziale. Perché?
“Perché è stata presentata con una motivazione falsa e, se detta in buona fede, perfettamente stupida, cioè quella di fare risparmio. Il risparmio si fa in altri modi: lo abbiamo detto e ridetto che i salari dei parlamentari sono insensatamente alti, compresi quelli dei consiglieri regionali. È evidente che l’argomento “facciamo economia” non sta in piedi. Questa riforma si fa perché c’è una formazione politica che si chiama Movimento 5 Stelle che vuole cambiare la nostra Costituzione. Per giunta il Pd chiedeva in cambio del Sì al referendum una legge elettorale e non l’ha avuta. Poi anche l’elemento contenutistico è errato: dilatare i collegi elettorali oltremisura dà una vittoria già assicurata a tavolino a chi abbia solo la maggioranza relativa. Questo significa che la destra italiana, che tante volte ha tentato di andare al governo e non ci è mai riuscita perché non aveva il 50 per cento dei voti, in questo modo ottiene in regalo la vittoria. Non credo si possa fare di peggio”.

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Cosa si rischia se vince il Sì?
“Se vince il cosiddetto Sì, alle prossime elezioni politiche si eleggeranno 345 parlamentari in meno. Con le conseguenze che abbiamo detto: potere accresciuto di chi ha la maggioranza relativa dei voti, che quindi con la maggioranza assoluta dei seggi governa senza fare i conti con l’opposizione. Un privilegio assurdo, inaccettabile. Nel Medioevo c’era la ricerca della pietra filosofale che tutti pensavano trasformasse gli individui, ma trasformare la minoranza in maggioranza è piuttosto fastidioso. Vede, io non uso mai espressioni gigantesche come “democrazia in pericolo””.
 
“Semplicemente perché penso che la democrazia sia già stata ampiamente delimitata, ridotta – umiliata, se vogliamo – dalla cessione di sovranità all’Europa e suoi organismi. Quindi la democrazia è già stata sforbiciata, in termine che piace tanto al professor Luigi Di Maio. Inutile drammatizzare. Nicola Colaianni, ex giudice di Cassazione, ha descritto molto bene invece il disagio che ne verrà per il funzionamento dal punto di vista tecnico e operativo delle Camere. Magari sa cosa faranno? Moltiplicheranno i portaborse”.

 

Lo stesso Colaianni ritiene che questa riforma sia un pericolo soprattutto per le minoranze politiche e geografiche.
“È molto probabile. Quel calcolo fatto dall’Istituto Sturzo per cui con il Sì i collegi risulterebbero giganteschi in Italia rispetto a tutti quelli europei ha come conseguenza che le zone meno popolate hanno di gran lunga meno rappresentati”.
 
Avanza intanto anche in Puglia un fronte sovranista compatto.
“Sembra una novità? Possiamo tessere l’elogio della candidata 5 Stelle che diceva di voler essere decapitata, nel caso in cui fosse passato l’accordo con il centrosinistra in Puglia. Già Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI, ebbe quella sorte. Siamo ridotti alla comicità di fatto. I 5 Stelle sono sostanzialmente protesi a guastare, con un’idea fermissima nella povera testa che hanno: non essere né di destra né di sinistra e dunque pronti ad allearsi con chi gli pare. E adesso ci stupiamo del risultato? L’unico elemento a favore del centrosinistra è la caratura politica davvero molto bassa del candidato presidente di centrodestra”.
 
Ma la possibilità che il centrodestra a trazione sovranista vinca le elezioni regionali è abbastanza concreta. È preoccupato?
“Direi che l’eventuale caduta, ma io spero di no, della Puglia in mano alla destra costituisca un altro degli elementi che favoriranno la marcia trionfale della destra verso il governo nazionale. La Toscana veniva data per sicura al centrosinistra e forse tale non è. Nelle Marche sappiamo ciò che succede. E così in Puglia. Poi i poteri del governo regionale non sono tali da decidere nulla sulle politiche dell’accoglienza, a proposito di un tema su cui la destra parla da mane a sera. Certo, avranno le loro clientele da far girare. Probabilmente non hanno alcuna vocazione per la sanità pubblica, sebbene a parole dicano che la vogliono potenziare. Non mi aspetto però un cataclisma. Ecco: il vulnus, la ferita un po’ più sottile, è altro”.
 
“Smantellare una dopo l’altra le regioni governate dal centrosinistra significa spianare la strada a una crisi di governo con una presa del potere da parte della destra. Per questo da parte del governo non ha tanto senso continuare a dire “non ci riguarda” quando si accenna alle conseguenze delle regionali. Mi ricorda quell’episodio famosissimo di un film in cui Totò viene continuamente schiaffeggiato da un tale che dice “finalmente ti ho trovato, Pasquale” e Totò ridendo risponde “e che sono Pasquale io?”. Ecco, la posizione del centrosinistra che si sente tranquillo se perde le regionali mi pare ridicola anche dal punto di vista dialettico”.



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