Coltivare la mente

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Giù dal lettino

Sue Stuart-Smith in The Well Gardened Mind racconta il giardino come spazio psichico e la psiche come orto botanico

di Vittorio Lingiardi e Guido Giovanardi

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Sue Stuart-Smith in The Well Gardened Mind racconta il giardino come spazio psichico e la psiche come orto botanico

16 settembre 2020


3′ di lettura

In Inghilterra, durante il lockdown, la vendita di semi, piante e bulbi è aumentata del 35% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In tempi così difficili, attraversati dall’incertezza e dalla paura, che cosa cerchiamo nel giardinaggio?

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Ci aiuta a capirlo il libro di una psichiatra e psicoterapeuta inglese, Sue Stuart-Smith. Si intitola The Well Gardened Mind e racconta il giardino come spazio psichico e la psiche come orto botanico. «Il dolore», scrive Stuart-Smith, «tende a isolarci. Una perdita che colpisce una famiglia genera la necessità di stringersi l’un l’altro ma, allo stesso tempo, poiché tutti la soffrono, finisce che ciascuno si trova da solo con la sua difficoltà. La tendenza a proteggersi dalle emozioni dolorose fa sì che alcuni sentimenti affiorino lontano dalle persone. Gli alberi, l’acqua, le pietre e il cielo possono sembrare impermeabili alle nostre emozioni, però non le respingono. La natura è imperturbabile, non si lascia contagiare dal nostro dolore, ma forse proprio per questo riesce a fornire una sorta di consolazione».

I giardini

Amiamo i giardini perché offrono uno spazio mentale protetto e silenzioso dove possiamo ascoltare i nostri pensieri e conoscerci meglio. A dispetto dell’accusa di frivolezza, la giardiniera Vita Sackville West scriveva che «piccoli piaceri devono emendare grandi tragedie e dunque di giardini nel pieno della guerra io con coraggio parlo». Non solo, per Nina Coltart, eccentrica e leggendaria psicoanalista britannica, «in un mondo ideale tutti gli psicoterapeuti dovrebbero avere un giardino»: permetterebbe loro di avere fonti di nutrimento emotivo che non provengono dal lavoro con i pazienti.

Ma, diciamo noi, ogni terapeuta dovrebbe avere un giardino perché le sue doti devono assomigliare a quelle di un giardiniere: pazienza, speranza e amore per la varietà. Per non parlare del fatto che ogni giardino ha la sua personalità.Curare un giardino aiuta a comprendere le interazioni tra gli elementi: il suolo, la temperatura, la mutevolezza delle piante e soprattutto delle stagioni. Aiuta ad aspettare il tempo necessario al seme per iniziare a germogliare, a emettere quei filamenti bruttini che si trasformeranno in fioriture candide o variopinte.

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La cura del giardino parla del ricovero da un incidente traumatico, delle rotture e del ricomporsi delle parti, della sete e della fertilizzazione. Il giardino è una metafora continua e partecipata: dare acqua alle pianticelle, osservarle, potarle, estirparle, “aspettarle”,c e così via. Usando le parole del poeta Wordsworth, Stuart-Smith descrive il giardino come una piccola parte di natura che permette alla Natura (con la enne maiuscola) di accogliere i nostri sentimenti.



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