Condannata Monica Napoleoni, ex capo della squadra omicidi di Perugia. Raffaele Sollecito: «E poi dicevano che erano persone oneste»

Condannata Monica Napoleoni, ex capo della squadra omicidi di Perugia. Raffaele Sollecito: «E poi dicevano che erano persone oneste»

«Capo della squadra omicidi quando indagarono nel caso Kercher … poi in tribunale per anni mi sono sentito dire che sono persone oneste ed encomiabili». Raffaele Sollecito commenta così su Facebook, non trattenendo un senso di amara rivalsa, la notizia della condanna di Monica Napoleoni, la poliziotta che 13 anni fa arrestò lui e Amanda Knox per il delitto di Meredith Kercher. Per l’omicidio della studentessa inglese, Sollecito e Knox furono assolti dopo una storia processuale piena di colpi di scena e capovolgimenti di fronte, una lunga serie di processi durata 7 anni. Ce ne sono voluti 8, invece, per arrivare alla condanna in primo grado della Napoleoni a 3 anni e 3 mesi per aver usato la sua posizione di potere a scopi personali in una controversia legale con l’ex marito. Una storia che ha dell’incredibile, in cui la vittima è una psicologa che era stata nominata dal tribunale. Spiega tutto il Corriere dell’Umbria, le cui pagine sono state condivise sui social da Sollecito.

Sono due i reati per cui l’ex numero uno della Sezione omicidi della squadra mobile di Perugia è stata condannata: ha svolto accertamenti arbitrari sulla psicologa con accessi abusivi al sistema informatico interforze e ha danneggiato l’auto della professionista. È stata assolta, invece, dall’accusa di essere la mandante dietro le scritte ingiuriose comparse su alcuni muri della città, vicino alla casa della donna. La sentenza di primo grado – le cui motivazioni arriveranno tra 90 giorni – ha riconosciuto anche un risarcimento di 10mila euro per la psicoterapeuta e 5 mila euro per la figlia, vittima anche lei insieme alla madre della situazione di pressione e minacce messa in piedi, secondo i giudici, dalla sostituta commissaria Napoleoni. In questo processo sono stati condannati a pene più basse anche altre due poliziotte e 3 imputati, tra cui due carabinieri. Altre tre persone sono state invece assolte.

Il caso e la sentenza contro l’ex capo della omicidi restituiscono la brutta immagine di una gestione quantomeno opaca e non rigorosa del potere da parte di alcuni in quegli uffici che si occuparono del delitto di Perugia. Comprensibile, dunque, la reazione di Raffaele Sollecito, che si è sempre detto innocente e che cerca da anni di riprendere in mano la sua vita, spezzata e segnata da quella vicenda giudiziaria (e da 4 anni passati in carcere). Nel 2016 si è laureato in ingegneria informatica con una tesi su se stesso (in cui analizzava i flussi sul web di innocentisti e colpevolisti) e solo l’anno scorso ha dichiarato di essere ancora vittima del clamore mediatico da cui fu travolto: «Ho faticato a trovare lavoro – ha detto in questo video -. Più di un’assunzione è sfumata perché le aziende temevano un ritorno di immagine negativo». Un ritorno di immagine negativo con cui adesso dovrà fare i conti anche la polizia di Perugia.


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