Firmati alla Casa Bianca gli Accordi di Abramo. “L’Alba di un nuovo Medio Oriente”

Firmati alla Casa Bianca gli Accordi di Abramo. “L’Alba di un nuovo Medio Oriente”

AGI – E’ una “giornata storica” che segna “l’alba di un nuovo Medio Oriente”. Cosi’ il presidente americano, Donald Trump, ha celebrato alla Casa Bianca la firma degli Accordi di Abramo da parte di Israele, Emirati arabi uniti e Bahrein per la normalizzazione delle loro relazioni. Un obiettivo raggiunto grazie ai “leader visionari di questi tre Paesi”, ha aggiunto, rivolgendosi al premier israeliano, Benjami Netanyahu, e ai ministri degli Esteri di Emirati e Bahrein, Abdullah bin Zayed Al-Nahyan e Abdullatif al-Zayani, arrivati a Washington per partecipare alla cerimonia.
 

“Siamo a un punto di svolta che annuncia una nuova alba di pace” e che “finira’ per espandersi fino a includere altri Stati arabi”, ha sottolineato il leader israeliano, dicendosi convinto che “alla fine, potra’ porre fine al conflitto arabo-israeliano, una volta per tutte”. “Sono qui per tendere una mano di pace e ricevere una mano di pace, stiamo assistendo a un cambiamento nel Medio Oriente che dara’ speranza al mondo intero”, gli ha risposto l’emiratino Al-Nahyan, ringraziando Netanyahu per “aver scelto la pace e aver fermato l’annessione dei Territori palestinesi”.

 “Per troppo tempo, il Medio Oriente e’ stato frenato dal conflitto e dalla sfiducia, provocando indicibili distruzioni” e vanificando le speranze dei “piu’ giovani” della regione. “Ora sono convinto che possiamo cambiare la situazione”, gli ha fatto eco il ministro del Bahrein, al-Zayani, lanciando un appello affinche’ si raggiunga la “soluzione dei due Stati”. Tutti e tre i leader hanno ringraziato Trump per la sua “ferma leadership” e “gli sforzi” della sua squadra per raggiungere l’intesa. Una volta firmati i documenti, grandi sorrisi e mani sul cuore, ma nessuna stretta di mano a causa dell’epidemia di coronavirus.

E mentre alla Casa Bianca si celebravano gli Accordi di Abramo, dalla Striscia di Gaza sono stati lanciati due razzi e sono risuonate le sirene ad Ashkelon e Ashdod; due i feriti lievi causati dalle schegge. “Gli accordi di normalizzazione tra Bahrein, Emirati e l’entita’ sionista non valgono la carta sulla quale sono scritti”, ha commentato un portavoce di Hamas, subito dopo il lancio dei missili, ribadendo che il popolo palestinese “continuera’ la sua lotta fino a che non avra’ ottenuto tutti i suoi diritti”.

Gli accordi di Abramo sono stati annunciati dalla Casa Bianca con una nota congiunta il 13 agosto come una “svolta diplomatica storica che fara’ avanzare la pace” e al contempo “sblocchera’ il grande potenziale nella regione”. La speranza di Washington, e di Gerusalemme, e’ che al passo rivoluzionario di Abu Dhabi segua quello degli altri Paesi del Golfo. Tra questi, uno potrebbe essere l’Oman. A spingere il Golfo in questa direzione c’e’ la comune opposizione verso l’arcinemico Iran e la sfida posta dall’atteggiamento sempre piu’ aggressivo della Turchia di Recep Tayyip Erdogan nella regione.

La settimana scorsa il ministro per l’Intelligence israeliano, Eli Cohen, ha stimato che “entro 3-5 anni l’interscambio (con gli Emirati) raggiungera’ i 4 miliardi di dollari” annui; i settori interessati sono difesa, energia, salute, turismo, tecnologia e finanza. Il primo risultato concreto e’ arrivato ieri con la firma di un memorandum of understanding tra la Banca Nazionale di Dubai e la Banca Hapoalim israeliana; sempre alla vigilia della firma, il ministro dell’Industria e del Commercio del Bahrein, Zayed bin Rashid Al Zayani, e il ministro della Cooperazione regionale israeliano, Ofir Akunis, hanno discusso al telefono di cooperazione economica. 



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