Gli Stati Uniti non riprendono le sperimentazioni del vaccino di Oxford

Gli Stati Uniti non riprendono le sperimentazioni del vaccino di Oxford

Le sperimentazioni del vaccino di Oxford e AstraZeneca non sono riprese negli Stati Uniti, il paese più rappresentativo per la quantità dei volontari arruolati: 30mila sui 50mila totali nel mondo. L’Fda, l’autorità statunitense che supervisiona i trial clinici, non si è accontentata del via libera dei colleghi inglesi. I test sul vaccino più avanzato e promettente contro il coronavirus erano stati sospesi il 6 settembre dopo che una volontaria in Gran Bretagna era stata colpita da un’infiammazione del midollo spinale. Un comitato indipendente di esperti britannici, chiamato a valutare il caso, aveva autorizzato la ripresa delle sperimentazioni quattro giorni dopo. Ieri l’università di Oxford – che ha messo a punto il vaccino – aveva diffuso un documento in cui si dichiarava “unlikely” cioè improbabile che la malattia della volontaria fosse stata causata dal vaccino. Questa rassicurazione, priva di ulteriori dettagli, non ha evidentemente convinto le autorità americane. Le nuove somministrazioni sono riprese in Gran Bretagna, Brasile (dove i volontari sono stati raddoppiati, da 5 a 10mila), Sudafrica e da ieri anche in India. Ma non negli Usa.

Non è chiaro quanto durerà lo stop. Via Instagram Live, ieri il direttore dell’Fda Stephen Hahn ha dichiarato: “Vogliamo fare un lavoro approfondito con l’azienda per capire se c’è un problema di sicurezza significativo oppure no”. AstraZeneca si era detta in grado di fornire le prime dosi di vaccino entro l’anno nonostante il momentaneo stop. Piero di Lorenzo, presidente della Irbm di Pomezia che ha collaborato con lo Jenner Institute dell’università di Oxford nel produrre le dosi per la sperimentazione, ieri aveva ribadito che a novembre l’Italia avrebbe avuto 2-3 milioni di vaccini, se la sperimentazione fosse andata bene. Ma è probabile che la conclusione dei test, prevista per fine settembre, subisca ora uno slittamento. Finora 18mila volontari hanno ricevuto il vaccino

In un articolo su Nature dei giorni scorsi alcuni ricercatori avevano lamentato la mancanza di trasparenza sul caso. La natura della malattia (sembra una mielite trasversa) e il fatto che la volontaria non avesse ricevuto il placebo, ma il vaccino vero e proprio, erano trapelate solo tramite la stampa. AstraZeneca si era giustificata citando la privacy della volontaria o la necessità di non influenzare i revisori rivelando troppi particolari durante lo svolgimento dei test. Ma la prosa tortuosa del comunicato diffuso ieri da Oxford evidentemente non ha dissipato tutti i dubbi. Vi si legge infatti che “dopo una revisione indipendente, è stata ritenuta improbabile l’associazione fra i sintomi riportati e il vaccino. O comunque c’è un’evidenza insufficiente per poter sia affermare che escludere con certezza che i sintomi siano attribuibili al vaccino”. In Spagna uno dei responsabili della sperimentazione del vaccino sviluppato da Johnson&Johnson ha raccontato che alcuni volontari hanno fatto marcia indietro dopo aver sentito la notizia dello stop di AstraZeneca.
 

Fonte originale: Leggi ora la fonte

giornalissimo-redazione