I mille interrogativi (irrisolti) dell’inchiesta sul Covid

I mille interrogativi (irrisolti) dell’inchiesta sul Covid

«Presadiretta», a cura di Riccardo Iacona, ha proposto un’inchiesta di Lisa Iotti piena di colpi di scena per provare a rispondere alle domande che l’opinione pubblica mondiale si pone da mesi: dove è nato Sars-Cov-2? E perché è già così ben adattato all’uomo? Come mai si comporta in modo così diverso dagli altri virus? Quando gli argomenti sono così sensibili si fa fatica a non lasciarsi coinvolgere: nei talk, per difendersi, basta applicare il metodo Laura Castelli, quando di fronte alle incontestabili cifre fornite da Pier Carlo Padoan se ne uscì con il memorabile «Questo lo dice lei!». Ma nelle inchieste è più difficile. Uno immagina che le affermazioni siano state verificate, che non si tratti solo di opinioni, che l’allarmismo sia stato ben ponderato. Ecco allora il microbiologo Ralph Baric, il maggior studioso al mondo di coronavirus, tra i più grandi esperti nella costruzione di virus sintetici, ripetere che «si può ingegnerizzare un virus senza lasciare nessuna traccia. Le risposte che cercate però potete trovarle solo dentro gli archivi del laboratorio di Wuhan».

Sars-CoV-2 può essere uscito dal laboratorio di Wuhan? Non lo sapremo mai — sostiene Baric — perché l’indagine, chiesta da mesi, non è mai partita. E i data base di Wuhan sono scomparsi. Il dubbio rimane, quindi. A quel punto, dopo aver visto i danni che il virus fa al nostro organismo, ci si aspetta solo che Iacona dica qualcosa sulle cure per capire se le numerose terapie sperimentate durante i primi mesi della pandemia, dall’idrossiclorochina al remdesivir, dal tocilizumab al plasma iperimmune, abbiano funzionato oppure no. Sì, no, non lo so, rispondono gli esperti (meglio i tg: ce l’ha fatta Berlusconi, speriamo che Zangrillo pensi anche a noi!). Alla fine, il saggio Silvio Garattini ci suggerisce che bisogna imparare a convivere con il virus, che il vaccino non risolverà tutto, che non è finita.



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