Il Covid e le zone d’ombra sul turismo

Mezzogiorno, 16 settembre 2020 – 12:23

Il caso Polignano induce una serie di riflessioni sui temi della sicurezza e della salute

di Silvio Suppa



Il caso di Polignano induce a un’amara riflessione sulla potente contraddizione, che qui si è spigionata, fra la dolcezza del settembre pugliese e il pericoloso ritorno del Covid. Polignano spicca grazie alla sua rara concentrazione di trionfo del mare e di inconsueti colori; ma proprio questa accecante luminosità ora deve piegarsi a una cautela imprevista, dopo la diffusione del virus in uno stabilimento di ortofrutta. È come se la natura più fantasiosa si sia scontrata con il suo contrario, con un altro pezzo di realtà, ispirato al male, al contagio e alla paura. Troppo diversa è l’attuale condizione del piccolo centro adriatico, rispetto alla narrazione di un meraviglioso servizio di Rai3 nazionale, che mostrava i tratti antichi e moderni di questa cittadina dal nome greco, fatta di variazioni cromatiche, folclori gastronomici e ambascerie di Puglia.

In un simile intreccio fra sogno interrotto e maligna realtà, emergono i limiti della concezione emozionale del turismo, che oggi perde improvvisamente il suo fascino e si ritrova in piena inquietudine, raggiunta dalla necessità di fare i conti con la precarietà dei rapporti sociali, forse troppo edulcorati dalle suggestioni indotte da un paese come Polignano, dalla sua materia rocciosa in simbiosi con il confuso aggregato di case, spesso sospese sulle onde di un furioso vento di maestrale. Gli attacchi alla salute sono entrati ormai anche in questi piccoli universi, mentre si è fatta troppo corta la distanza fra il libero passeggio e le insidie del «contesto», del mondo reale, dal contagio capillare agli energumeni delle metropoli, armati dalle frustrazioni del nuovo urbanismo. Ma veramente si pensa ancora che una serata estiva, trascorsa in un borgo a discutere di libri, o solo ad ascoltarne gli autori, sia già cultura, avanzamento sociale, felicità? In questo cerchio accattivante emergono tutti i limiti del carattere fugace del turismo attuale e della sua incapacità di saldare i contenuti della cultura di strada – che merita attenzione – con un’idea di progresso fatta di velocità e di fuga sempre oltre.

Il grado attuale di sviluppo, e il suo metro prevalentemente economico, piano piano ci privano del concetto stesso di sicurezza, oscurato da una produzione senza principi e senza consapevolezza dei limiti. Così si moltiplicano le zone di ombra della società, con i loro riflessi negativi sul piano della salute: divertimento, folla, promiscuità, contagio. Sono questi gli effetti pronti a penetrare nelle trame sottili delle relazioni attraversate dall’impeto dei consumi senza coscienza critica.

16 settembre 2020 | 12:23

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