‘Il meglio deve ancora venire’, inno all’amicizia e alla vita con Fabrice Luchini e Patrick Bruel

‘Il meglio deve ancora venire’, inno all’amicizia e alla vita con Fabrice Luchini e Patrick Bruel

La coppia Alexandre de La Patellière & Matthieu Delaporte è una garanzia al cinema, non solo francese. Quando i due uniscono le forze e si mettono anche dietro la macchina da presa il risultato è di sicuro un successo. Così è stato con Le prénom (2012), adattamento di un loro testo teatrale, uscito in Italia con il titolo Cena tra amici, e con Papa ou maman (2015), che ha avuto anche un sequel e di cui sono stati solo sceneggiatori. Entrambi i film hanno avuto una versione italiana: il primo è stato ripreso da Francesca Archibugi con Il nome del figlio (2015) con Alessandro Gassmann, Valeria Golino, Luigi Lo Cascio, Rocco Papaleo, Micaela Ramazzotti. Il secondo è diventato Mamma o papà? (2017) con Paola Cortellesi e Antonio Albanese diretti da Riccardo Milani.
  

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Dopo il successo in patria e l’anteprima alla festa di Roma 2019, arriva ora in sala Il meglio deve ancora venire, la nuova commedia scritta e diretta dai due autori, al cinema dal 17 settembre distribuito da Lucky Red. Dopo aver raccontato le tensioni di una coppia in attesa di un bambino e poi la battaglia di due genitori separati che si scontrano per evitare l’affidamento dei figli, questa volta i due affrontano un tema difficile, la malattia, raccontata attraverso la solida amicizia dei due protagonisti, interpretati da Fabrice Luchini e Patrick Bruel. “Il meglio deve ancora venire è un film sull’amicizia e la morte, ma è soprattutto una buffa celebrazione della vita, con tutto quello che ha di crudelmente ironico e di terribilmente bello” hanno dichiarato Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte.

'Il meglio deve ancora venire', inno all'amicizia e alla vita con Fabrice Luchini e Patrick Bruel

Arthur e César sono amici dai tempi del collegio malgrado i caratteri decisamente diversi. Preciso e ansioso l’uno, allegro e senza pensieri l’altro. A seguito di un colossale malinteso, i due si convincono che l’altro abbia una grave malattia: decidono così di riprendersi il tempo perduto e godersi insieme i giorni che rimangono, tra ricordi del passato e sogni da realizzare.

Cena tra amici è stato per noi una fotografia, o meglio una radiografia, di una famiglia borghese parigina infagottata nelle sue contraddittorie certezze, sulla soglia dei quarant’anni, in un periodo della vita in cui si rivolge ancora lo sguardo verso l’infanzia per regolare i conti con se stessi e comprendere che cosa si è diventati” spiegano i due autori nelle note di regia. “Siamo invecchiati come i nostri personaggi. E, come chiunque passi dall’altro versante della montagna della quarantina contemplando l’altro lato con un misto di angoscia e di perplessità, le nostre vite sono state attraversate da lutti. Abbiamo perso amici e familiari e questo sentimento di perdita è diventato centrale nelle nostre esistenze. Avvicinandoci ai cinquant’anni, questa materia nuova, grezza, intensa, complessa, è giunta a sconvolgere il nostro immaginario: d’ora innanzi non avremmo più potuto parlare della nostra generazione e dell’ironia delle nostre vite senza essere costantemente riassaliti dal quesito della morte che si avvicina”.

'Il meglio deve ancora venire', inno all'amicizia e alla vita con Fabrice Luchini e Patrick Bruel

Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte

Da qui nasce l’idea del film: “Invece di fuggirla e di eluderla, essendo la scrittura a quattro mani di per sé una pratica psicoanalitica piuttosto divertente, abbiamo deciso di affrontare di petto il tema, consapevoli che al di là della nostra sensibilità nulla è mai più divertente di quello che ci fa realmente paura e che il dramma è l’unica materia valida della commedia. Dunque abbiamo trascorso dei mesi a cercare di farci ridere, nell’intimità della nostra stanza di lavoro, parlando soltanto di temi urticanti, di tumori, di funerali, di ospedali e di angosce esistenziali. I due personaggi principali, Arthur e César, si sono piano piano delineati”. A completare l’opera e incarnare i due opposti sono arrivati Luchini e Bruel. “Al di là del piacere di elaborare una partitura per questi due grandi solisti” aggiungono, “c’era l’ambizione di mettere insieme due energie contrarie che creassero d’acchito un concerto a due voci di ampiezza estrema: dalla musica classica a quella barocca, passando per il punk, poiché al di là del loro statuto, questi due non hanno altri limiti se non la loro libertà”.
 



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