Il morso di Suarez a Chiellini e la fuga dagli spogliatoi

Il morso di Suarez a Chiellini e la fuga dagli spogliatoi

Caro Aldo,
non riesco a capire l’interesse della Juventus per un calciatore come Suarez, che mi risulta sia tutt’altro che un gentiluomo (dimenticato il morso «mondiale» a Chiellini?). Dov’è finito il cosiddetto «stile Juventus»?
Vincenzo Barlotti vincenzo.barlotti@ virgilio.it

Caro Vincenzo,
Nel calcio moderno ormai vale tutto. È stato allenatore della Juventus, in un anno difficile ma che ha comunque portato alla conquista dello scudetto, pure Maurizio Sarri. L’uomo che, quando gli chiesero se sarebbe potuto andare alla Juve, rispose che proprio non se ne parlava, che si sarebbe rivolto a un avvocato pur di mettere a tacere quelle voci. Si figuri se può diventare un problema l’arrivo di Luis Suarez, centravanti di esperienza, meno imbolsito di Higuain, che può essere la spalla ideale per Cristiano Ronaldo dopo esserlo stato per Messi.
Detto questo, farà comunque una certa impressione vedere nella stessa squadra, con la stessa maglia, la vittima e il carnefice, o almeno il provocato e il provocatore: Giorgio Chiellini morsicato alla spalla, e Suarez che lo ferì impunemente. Quella partita drammatica, giocata in un caldo asfissiante, finì con la vittoria dell’Uruguay e con l’eliminazione dell’Italia dai Mondiali brasiliani del 2014. All’uscita degli spogliatoi un po’ tutti, compresi noi cronisti, eravamo scossi. Quando passò Suarez, tentammo ovviamente di farlo parlare. Lui filò via senza degnarci di uno sguardo. Devo confidarle, gentile signor Barlotti, che inseguii Suarez nella serpentina di transenne che portava dallo spogliatoio al pullman dell’Uruguay, continuando a chiedergli se non si vergognava di quel che aveva fatto. Suarez non mosse viso né piegò sua costa, ma in compenso gli accompagnatori uruguagi si presero gioco di quel mio inconsulto moto patriottico, ghignando: «L’Italia torna a casa!».
Sono le regole del calcio moderno: in passato lo Stadium aveva beccato Ronaldo, che simpaticissimo (almeno quando gioca in una squadra avversaria) non è; lo applaudì dopo il mitico gol in rovesciata con il Real; lo adora adesso. Da juventino, sarò felice se Suarez segnerà. Diciamo che saremo più felici quando segnerà Chiellini.

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«Noi, supplenti, trattati come tappabuchi»

Sono un’insegnante di lettere precaria. Ogni settembre le nomine per noi supplenti arrivano in ritardo, le regole non sono mai chiare, i sistemi informatici «si impallano» e noi rimaniamo inermi a guardare figli, nipoti e ex alunni iniziare la scuola senza insegnanti. Ogni settembre c’è l’ansia di non essere chiamati o, nel migliore dei casi, c’è l’ipotesi di quello che definisco un «trasloco emotivo», un cambio repentino di istituto e studenti. Ogni anno scolastico si presenta dunque con la medesima situazione di incertezza, ansia a cui va aggiunta l’apprensione legata al Covid (per chi come me vive in provincia di Brescia le paure si acuiscono). Siamo trattati come semplici tappabuchi e spesso ci si dimentica che siamo dei lavoratori a tutti gli effetti che si spendono per l’istituzione scolastica e che resistono a tutte queste vessazioni (non trovo un altro modo per definirle) perché amano profondamente ciò che fanno. Vorrei maggiori diritti e maggiori sicurezze per noi supplenti (dubito che esistano altre categorie con contratti «fino ad avente diritto» o con contratti «presumibilmente fino a tale data»), vorrei che i concorsi promessi non rimanessero su carta ancora a lungo, vorrei che si tenesse davvero conto del servizio svolto, non solo in termini di tempo, ma anche di impegno, dedizione e passione. Vorrei anche urlare dalla rabbia, ma queste urla sembrano venire soffocate dall’indifferenza della politica. E nonostante tutto, rimango qui, in attesa di poter fare il lavoro più bello del mondo.
Veronica Erconi

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