Il virus entra a scuola: quattro classi chiuse e bambini a casa nel Milanese. Continua la caccia a 16mila supplenti

Il virus entra a scuola: quattro classi chiuse e bambini a casa nel Milanese. Continua la caccia a 16mila supplenti

Quattro bambini positivi al coronavirus in altrettante scuole del Milanese fanno scattare l’isolamento per i compagni e un’educatrice. Restano a casa, comunica l’Ats, una classe delle elementari e tre in un asilo nido, un nido- scuola dell’infanzia e una scuola materna. Tutti i bambini avevano frequentato la scuola nei giorni scorsi, compreso il piccolo delle elementari, che è asintomatico. L’esito del tampone, effettuato per altri motivi, però, ha fatto scattare il protocollo di sicurezza. Nel caso del bimbo della materna, una struttura privata, la febbre sarebbe stata rilevata durante un controllo a scuola nel corso della giornata. Si vedono così i primi effetti del protocollo tra Regione e pediatri per l’analisi e il risultato del tampone entro le 24 ore, che ha permesso di individuare altri 10 bambini (nella provincia) con sintomi, che per questo non erano andati a scuola.
 

Guardando all’interno della classi, invece, la Lombardia fa i conti con la mancanza di insegnanti. “Per 19.500 cattedre da coprire, le assunzioni sono state 3.500 ” spiega la direttrice dell’ufficio scolastico regionale, Augusta Celada, ” restano quindi 16.000 posti da affidare a supplenti”. Di cui quasi seimila per il sostegno, nello specifico 230 alla scuola dell’infanzia, duemila alle elementari, 2.700 alle medie e 1.036 alle superiori. Alle cattedre rimaste vuote, poi, vanno aggiunti i posti di sostegno in deroga e le sostituzioni, salendo fino ai circa 30mila supplenti annunciati dai sindacati. “C’è un problema di carenza di aspiranti – sottolinea Celada – , ma mancanza di organico e necessità di partire con orari ridotti sono presenti ogni anno, non dipendono dal Covid”. Ora, però, ci sono anche i ritardi relativi alle nuove graduatorie provinciali, che rischiano di lasciare le scuole senza supplenti anche a ottobre, nonostante si possa “partire con l’assegnazione per le classi di concorso appena saranno pronte”. Da qui, l’apertura di Celada “ad autorizzare i dirigenti scolastici a fare supplenze brevi”, ma non ripristinando le vecchie graduatorie, come proposto giovedì (con marcia indietro venerdì) dal provveditore di Milano Bussetti.
 
In ogni scuola manca in media il 10- 20 per cento dei docenti, ma ci sono casi limite. All’istituto Bertocchi di Legnano, per esempio, non ci sono 104 insegnanti su 205. “Al contrordine di Bussetti avevamo già chiamato 30 docenti: ora è tutto sospeso – spiega la preside Annalisa Wagner – . Circa 20 sono insegnanti di sostegno, gli altri soprattutto di discipline tecniche”. La scuola è iniziata, “nei primi tre giorni era previsto un orario ridotto, da domani sarebbe partito quello definitivo. Ora i tempi si allungano” aggiunge la dirigente, che riporta in presenza tutti gli studenti. “Consci che i 300 banchi chiesti non sarebbero arrivati in tempo – spiega – abbiamo recuperato quelli vecchi”. La situazione è simile nel vicino istituto comprensivo Bonvesin de la Riva, dove mancano 34 insegnanti su 120, di cui 24 di sostegno. “Facciamo orario ridotto per le prime due settimane – spiega la preside Elena Osnaghi – e con l’impegno dei docenti, che coprono anche il sostegno, abbiamo riportato tutti a scuola”. Il timore è che i tempi si allunghino. Al Bonvesin, infatti, si attendono anche 300 banchi a rotelle, “necessari per avere in aula tutte le classi delle medie, ora divise in gruppi”.



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