Ilva, la rabbia della Uilm: le soluzioni del governo cambiano ogni giorno

«Ogni giorno assistiamo a dichiarazioni di ministri del governo e rappresentanti della maggioranza contrastanti tra loro sul futuro dell’ex Ilva. Ieri l’idrogeno era la soluzione per la transizione energetica per il sito di Taranto mentre oggi non lo è più, perché ritenuto un progetto non praticabile. È possibile che dopo otto anni continuiamo ad assistere a questo rimpallo quotidiano che getta ulteriormente nella disperazione i lavoratori e i cittadini di Taranto? Ora basta, vogliamo la verità dal governo e un incontro urgente per discutere seriamente del futuro dell’ex Ilva». Dopo le recenti dichiarazioni dei ministri Roberto Gualtieri e Stefano Patuanelli e del capo politico del M5S Vito Crimi, la Uilm, con le parole del suo segretario generale Rocco Palombella, sbotta sulla situazione dell’ex Ilva. «Se Patuanelli sta lavorando alla chiusura dell’area a caldo, come ha dichiarato Crimi a Taranto, tutto questo in che modo si concilia con il progetto prospettato da Gualtieri che prevede la salvaguardia dei livelli occupazionali e produttivi?» commenta Palombella. «La chiusura dell’area a caldo rappresenterebbe la chiusura dell’intero sito di Taranto, la fine della produzione e il licenziamento di oltre quindicimila lavoratori tra diretti e indiretti. Una decisione insostenibile sotto ogni punto di vista, che ci vedrà sempre contrari e pronti a ogni forma di mobilitazione».

Le diverse anime del governo

Nei giorni scorsi il ministro dell’Economia Gualtieri aveva annunciato un piano per la decarbonizzazione di Ilva, che sarà tra le priorità del Recovery Plan italiano: «È una strada difficile, ma non ce ne sono altre. Questo progetto ha dei capisaldi: mantenimento dei livelli occupazionali e produttivi». Un piano annunciato in contemporanea con la nuova proroga della cassa integrazione con causale Covid 19 per 9 settimane e un massimo di 8.147 dipendenti, ovvero l’intera forza lavoro. Il piano di decarbonizzazione, secondo Gualtieri, si farà con o senza ArcelorMittal, la multinazionale franco-indiana che entro fine novembre può abbandonare la partita Ilva pagando una penale da 500 milioni di euro: «Il governo investirà in questo progetto e se Mittal non dovesse essere d’accordo troveremo altri interlocutori», ha aggiunto il ministro. Il confronto tra governo e azienda ripartirà la prossima settimana dopo il voto delle regionali che coinvolge anche la Puglia. Poi erano arrivate le dichiarazioni di Crimi, a margine di un’iniziativa a Taranto a sostegno della candidata alla presidenza della Regione Puglia, Antonella Laricchia: «Credo che su Taranto e sull’Ilva si debba avviare un processo di decarbonizzazione e di chiusura delle aree a caldo per dare respiro a questa città e avviare un percorso di riconversione. È su questo sta lavorando il ministro dello Sviluppo economico Patuanelli. Questa è una delle battaglie a cui stiamo lavorando e alla quale lavoreremo». Una differente visione tra le varie anime del governo sull’Ilva che, secondo il presidente dela Regione Michele Emiliano, è stata tra le principali cause del mancato appoggio alla sua ricandidatura di Italia Viva di Matteo Renzi (che in Puglia ha candidato Ivan Scalfarotto.


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