La foto e un sorriso. Il dissidente russo torna alla vita: «Sono Navalny»

La foto e un sorriso. Il dissidente russo torna alla vita: «Sono Navalny»

16 settembre 2020 – 01:46

Seduto in ospedale: «Andrò nel mio Paese». Il Cremlino replica ai medici tedeschi: «Quando ha lasciato la Russia non c’erano tracce di sostanze tossiche»

di Paolo Valentino, corrispondente da Berlino

La foto e un sorriso. Il dissidente russo torna alla vita: «Sono Navalny»La foto e un sorriso. Il dissidente russo torna alla vita: «Sono Navalny»

BERLINO «Ciao, sono Navalny», ha scritto ieri il dissidente russo sotto una foto postata sul suo account Instagram, che in poche ore ha ricevuto oltre un milione di like. Seduto su un letto d’ospedale, con accanto la moglie e i due figli, è la sua prima immagine da quando è stato ricoverato alla Charité di Berlino per essere curato dopo l’avvelenamento in un aeroporto della Siberia con un agente nervino della famiglia del novichok.

«Mi siete mancati. Non posso ancora fare tutto da solo, ma ieri sono riuscitoa respirare senza aiuto per tutto il giorno», ha aggiunto il primo oppositore di Putin, probabile vittima dei servizi segreti russi. In un tweet inviato separatamente, la sua portavoce, Kira Yarmysch, ha fatto sapere che una volta guarito Navalny vuole tornare in Russia, per continuare la sua battaglia contro la corruzione e in sostegno di candidati dell’opposizione.

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Sui tempi del ritorno nessuno però fa previsioni. Lunedì i medici della Charitè hanno rimosso i respiratori e Navalny ha anche potuto lasciare il suo letto per brevi periodi. Ma non escludono ancora che il veleno possa lasciare conseguenze permanenti sul corpo del dissidente. Provato dalle analisi del laboratorio tossicologico della Bundeswehr, l’esercito tedesco, l’uso del novichok è stato confermato anche da test indipendenti condotti in Francia e Svezia. Sviluppato negli anni Settanta dall’Armata Rossa, il veleno è stato usato nel 2018 a Salisbury, in Inghilterra, contro l’ex spia Sergei Skripal e sua figlia, entrambi sopravvissuti. Dell’attentato il governo britannico accusa apertamente i servizi di Mosca.

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Intorno al caso Navalny infuria ormai una vera e propria battaglia diplomatica tra la Russia e i Paesi occidentali, che chiedono spiegazioni e minacciano nuove sanzioni, oltre a quelle già in vigore dal 2014 dopo l’annessione della Crimea. Ieri, in una telefonata con il presidente francese Emmanuel Macron che gli ha espresso «forte preoccupazione per l’atto criminale», Vladimir Putin ha definito «improprie e infondate» le accuse alla Russia e ha rinnovato la domanda alle autorità tedesche di mostrare le analisi e i campioni di sangue utilizzati.

Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha addirittura sollevato un’ombra sul comportamento della Germania, dicendo di non capirne il rifiuto a cooperare. Più esplicito il direttore dei servizi esterni russi, Sergei Naryshkin, secondo il quale, poiché Alexei Navalny al momento di lasciare la Russia non presentava tracce di veleno nel corpo (a detta dei medici di Omsk) «ci sono molte domande a cui la parte tedesca deve rispondere».

Intanto il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha cancellato in segno di polemica una visita programmata da tempo a Berlino e in una telefonata con il collega tedesco Maas, lo ha messo in guardia dal tentativo di politicizzare la vicenda. Secondo Lavrov il rifiuto dei tedeschi di fornire i campioni biologici «dimostra mancanza di volontà a far luce attraverso un’indagine oggettiva». Un portavoce del ministero degli Esteri della Repubblica Federale ha però fatto notare che «Navalny dopo essersi sentito male è stato ricoverato per 48 ore in un ospedale russo».

16 settembre 2020 (modifica il 16 settembre 2020 | 01:47)

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