Lesbo, in corso il trasferimento di migliaia di rifugiati in un nuovo campo

Dopo l’incendio nel campo di Moria sull’isola greca di Lesbo, è in corso un’operazione della polizia per trasferire nella nuova struttura di Kara Tepe, vicino a Mitilene, migliaia di migranti. Lo riporta un giornalista dell’Afp.

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Le forze dell’ordine hanno riferito che gli agenti hanno provato a parlare con i richiedenti asilo con l’obiettivo di convincerli a trasferirsi. Non sono stati segnalati scontri nella prima parte dell’operazione.

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Il nuovo campo in riva al mare è costituito da grandi tende che possono ospitare anche famiglie. Secondo l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, la struttura ha una capacità di circa 8mila persone, ma fino a ieri, c’erano entrati solo circa 1.100 migranti, considerati per lo più vulnerabili.

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I nuovi arrivati vengono testati per il coronavirus e registrati; “Si tratta di un’operazione per la tutela della salute pubblica e con un chiaro intento umanitario”, ha affermato la polizia in un comunicato, riferisce l’agenzia LaPresse. Il campo di Moria, noto per le condizioni precarie e di sovraffolamento, è andato a fuoco la scorsa settimana.

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Secondo le autorità i roghi sono stati appiccati deliberatamente da un piccolo gruppo di residenti del campo in segno di protesta per le restrizioni imposte dopo che 35 persone erano risultate positive al Covid-19. Gli incendi hanno lasciato senza un riparo più di 1.200 persone. La stragrande maggioranza ha dormito sul ciglio di una strada che porta da Moria alla capitale dell’isola di Mitilene, in rifugi improvvisati fatti di lenzuola, coperte, canne e cartone.

Moria aveva una capacità di poco più di 2.700 persone, ma ne ospitava più di 12.500, contando anche la tendopoli che era sorta nei dintorni. Il campo e le condizioni terribili sono state ritenute un simbolo delle politiche migratorie fallite dell’Europa

“Questa mattina la polizia greca ha impedito al nostro team di entrare nella nuova clinica” di Lesbo, ha denunciato su Twitter Medici senza frontiere, il fatto che sia in corso un’operazione di polizia “non dovrebbe ostacolare la fornitura di cure mediche”, sostiene il personale di Msf, che ha aperto una clinica di emergenza nella zona.



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