Letteratura, il Booker Prize sposa la diversity: tra i sei finalisti quattro autori neri

Letteratura, il Booker Prize sposa la diversity: tra i sei finalisti quattro autori neri

Sono stati annunciati a Londra i sei finalisti del Booker Prize, il prestigioso premio riservato alla narrativa in lingua inglese edita nel Regno Unito e in Irlanda. E si può ben dire che la “shortlist” di quest’anno racconti i cambiamenti che il settore editoriale anglosassone, il più ricco del mondo, sta facendo per mostrarsi più inclusivo nei confronti delle voci delle minoranze, sposando la “diversity” e rendendo conto della molteplicità di voci della fiction in lingua inglese, che abbraccia non solo Stati Uniti, Canada, parte dei Caraibi, l’India ma anche l’Australia e molti paesi africani anglofoni. Così, mentre non è entrata nella rosa finale la britannica Hilary Mantel, già vincitrice per ben due volte del Booker, sono arrivati in finale ben quattro esordi; tutti gli autori – tranne uno – hanno la cittadinanza statunitense.

Oltre a This Mournable Body (Faber & Faber) della scrittrice e regista dello Zimbawe Tsitsi Dangarembga gli altri titoli finalisti sono The Shadow King (Canongate Books) dell’etiope-americana Maaza Mengiste; The New Wilderness di Diane Cook (Oneworld Publications); Burnt Sugar (Penguin Random House) di Avni Doshi; Shuggie Bain (Picador, Pan Macmillan) di Douglas Stuart e Real Life (Originals, Daunt Books Publishing) di Brandon Taylor. La cerimonia di premiazione avverrà il 17 novembre alla Guildhall di Londra.
 



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