Lottò per un ponte che la portasse a scuola, «Ora incoraggio i ragazzi: ce la farete anche voi»

Quegli anni formidabili Marisa li ricorda ogni inizio di anno scolastico. Ma stavolta c’è qualcosa di diverso. Non è quell’aria di tempesta che da bambina le faceva venire il nervoso e anche un po’ di paura. No, adesso è un virus, il Covid-19, a mettersi di traverso come faceva un tempo quel torrente: il Chioma. «Certo non è proprio la stessa cosa — dice con un sorriso amaro Marisa — ma io a scolari e studenti dico di essere prudenti e grintosi. Rispettare tutte le precauzioni ma non arrendersi mai. A quei tempi io riuscii, con un tema, a far costruire un ponte per andare a scuola e fu un miracolo. Adesso tutti insieme voi ragazzi dovete costruire un ponte ideale per uscire dall’emergenza, tornare a studiare con amore e sconfiggere questa odiosa pandemia». L’appello, che Marisa Leonzio, 72 anni, due figli e cinque nipoti amatissimi, ha lanciato quest’anno è stato così «virale» da fare il giro delle scuole della provincia di Livorno. Anche perché la storia dell’ex «Bambina del Ponte», forse un po’ dimenticata dopo 63 anni, è all’improvviso tornata d’attualità. Siamo nel 1957, Marisa frequenta la quarta elementare delle elementari di Nibbiaia, una località tra il mare e le colline a sud di Livorno. E ogni mattina, dopo aver camminato per tre chilometri, deve superare un torrente. «Che, ironia della sorte, quando ci sono le vacanze estive è piccolo piccolo – racconta Marisa – ma quando inizia la scuola, a quel tempo il 1° ottobre, con le prime piogge si ingrossa. Così se va bene arrivo in classe bagnata e piena di fango. Se invece ha piovuto troppo devo restare a casa. Con grande sofferenza perché amo libri e maestre».

Come una favola, prima delle vacanze di Natale, arriva una fata che non sa di esserlo. È la maestra, che chiede ai suoi alunni di fare un tema sulle difficoltà che hanno nel raggiungere la scuola e di immaginare il modo migliore in cui risolverle. «Io non ho dubbi e nella prima riga scrivo subito “Vorrei un ponte per andare a scuola”», ricorda la signora Marisa. Sembra la richiesta della Luna nel pozzo. Chi mai spenderebbe soldi per costruire un ponte su un insignificante torrente di una sconosciuta località di collina? Eppure quel componimento finisce su un giornalino pubblicato dal direttore didattico. E quel giornalino sconosciuto finisce nelle mani di un dirigente della Columbia che ha appena lanciato un capolavoro cinematografico, «Il ponte sul fiume Kwai». Uno dei produttori capisce al volo qual è il modo migliore per far pubblicità al colossal appena doppiato in italiano. Contatta il comune di appartenenza di Nibbiaia (Rosignano Marittimo) e chiede il permesso, subito accordato, di finanziare la costruzione di un ponte sul torrente Chioma simile a quello del film. «E io divento famosa — ricorda Marisa —. Il ponte viene costruito in legno (oggi non c’è più ndr) e io sono fotografata e raccontata dai giornali come un’eroina. Finisco anche sulla copertina della Domenica del Corriere, uno delle riviste più lette a quei tempi. Poi sono ricevuta dal presidente della Repubblica del tempo, Giovanni Gronchi. E come se non bastasse volo negli Usa dove alla Casa Bianca mi accoglie la nuora del presidente Eisenhower riempiendomi di elogi e regali». Marisa si ferma un attimo, sembra commossa accanto a lei c’è la nipote Benedetta, 17 anni. Poi lancia un altro messaggio: «Cari studenti, se una bambina di nove anni è riuscita a fare tutto ciò significa che il mondo è davvero vostro. Non fatevi fermare da nessuno. Neppure da un diabolico coronavirus».



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