Mauro Morelli guida la Consulta (per tre mesi): «Parlamento, riforma da completare»

Mauro Morelli guida la Consulta (per tre mesi): «Parlamento, riforma da completare»

Non sarà il presidente di più breve durata ma quasi. Mario Rosario Morelli, eletto ieri sullo scranno più alto della Corte costituzionale, resterà in carica meno di tre mesi: per l’esattezza due mesi e 26 giorni. Il mandato più corto fu quello di Vincenzo Caianiello, un mese e 14 giorni nel 1995, ma ce ne sono stati quattro di tre mesi e qualche giorno (tra i quali personalità indiscusse come Giuliano Vassalli e Giovanni Conso), due di 4 mesi e poco più. Sempre seguendo il criterio di scegliere il giudice più anziano, non all’anagrafe ma per servizio alla Consulta.

Ha vinto ancora la tradizione, insomma. Ma stavolta il dibattito interno è stato più acceso e divisivo che in passato; anche perché cambiano i tempi e le sensibilità, e l’orizzonte a disposizione del neo-presidente Morelli sarà particolarmente limitato. Tant’è che alla prima votazione nessuno dei candidati in lizza (il secondo e il terzo in ordine di anzianità erano Giancarlo Coraggio e Giuliano Amato, che avrebbero garantito rispettivamente un anno e 4 mesi e due anni di permanenza) ha ottenuto la maggioranza, con tre schede bianche a significare indecisioni e convincimenti non maturati fino in fondo. Ci sono volute ulteriori discussioni e un secondo scrutinio per arrivare al risultato finale: Morelli 9 voti, Coraggio 5, Amato 1 (al primo tentativo l’ex presidente del Consiglio non aveva raccolto alcuna preferenza: chi l’ha indicato nel secondo, evidentemente, l’ha fatto per sottolineare ancor più la sua preferenza per una presidenza «lunga»).

Corte divisa, dunque: da un lato la maggioranza, faticosamente raggiunta, che ha deciso di non deviare rispetto a percorsi già segnati e che forniscono certezze anche per il futuro; dall’altro una minoranza marcata che avrebbe preferito dare un segnale di novità e privilegiare una scelta più funzionale e «moderna» rispetto alla fedeltà a vecchi criteri. «Non mi nascondo le criticità di una presidenza breve — ammette Morelli subito dopo l’elezione — ma cercherò comunque di portare avanti tutti i progetti avviati dai miei predecessori, Lattanzi e Cartabia. La collegialità è la risposta agli inconvenienti di una scelta coerente con il passato; in trent’anni ci sono stati solo quattro casi di deviazione, che hanno lasciato pure qualche strascico».

I vantaggi della seniority non sono tanto legati a privilegi veri o presunti che con questo metodo si estenderebbero prima o poi a tutti i giudici; anche perché molti, dall’auto di servizio all’ufficio e la segreteria a vita, sono stati cancellati. Si tratterebbe piuttosto di un criterio utile a evitare protagonismi o fughe in avanti di qualche aspirante presidente, garantendo «serenità e indipendenza» nei lavori della Corte, ribadisce Morelli. Che come prima mossa ha nominato vicepresidenti proprio Coraggio («Sarà il prossimo presidente al 99,99 per cento», annuncia) e Amato, con l’idea di allargare anche a loro il consiglio di presidenza. Sempre in nome della collegialità.

Morelli, che fino a ieri mattina era vicepresidente della Corte, ha 79 anni, e ha trascorso praticamente l’intera carriera di magistrato tra la Cassazione e il palazzo della Consulta, dove entrò come assistente nel 1973, prima di essere eletto giudice. Sue alcune sentenze importanti degli ultimi anni. Spiega che l’evoluzione della «coscienza sociale» genera «dal basso» nuovi diritti che la Corte è chiamata a far rispettare, e sui prossimi appuntamenti istituzionali dice: «La riforma sul taglio dei parlamentari sottoposta al referendum di domenica prossima incide sulla Costituzione in maniera relativa e andrà completata. Come presidente della Corte non mi posso esporre per un sì o per un no; c’è un mezzo vuoto e un mezzo pieno per ogni parte, vedremo come andrà». Quanto alla nuova legge elettorale, «i principi sono già fissati nella Costituzione e su quelli ci siamo orientati in passato; il Parlamento è libero di farne una nuova e dopo, se ci sarà richiesto, ci sarà l’esame della Corte».


Fonte originale: Leggi ora la fonte

giornalissimo-redazione