Messi, la doppietta al Girona e i 20 anni esatti al Barcellona: il campione infelice è tornato

Messi, la doppietta al Girona e i 20 anni esatti al Barcellona: il campione infelice è tornato

BARCELLONA. Il 17 settembre del 2000, Lionel Andrés Messi Cuccittini vide per la prima volta quello che avrebbe trasformato nel proprio Colosseo. Non appena sbarcò all’aeroporto del Prat, accompagnato da papà Jorge, il piccolo (148 centimetri) Lio, che in Catalogna diventerà Leo, volle subito andare a verificare in prima persona se il Camp Nou fosse davvero così imponente come gli aveva raccontato Josep Maria Minguella, noto intermediario che a Barcellona aveva portato anche Diego Armando Maradona e che, tre mesi più tardi, mise la propria firma sul tovagliolo di un ristorante per controsiglare il primo contratto con il Barça di Messi.

Tutto molto romantico: storie d’altri tempi si direbbe oggi riferendosi a un’epoca in cui già si diceva “non esiste più il calcio di una volta”. Di certo, da qualche settimana, il romanticismo ha lasciato spazio al pragmatismo e, fosse dipeso da lui, il giorno del ventesimo anniversario del suo arrivo a Barcellona, Messi lo avrebbe passato a Manchester, allenandosi agli ordini di Pep Guardiola. Prova ne sia che l’ultimo contenuto caricato sul proprio sito web ufficiale, in gran bell’evidenza, sia ancora l’intervista rilasciata a Goal durante la quale, la Pulga non ha avuto problemi a sottolineare che aveva preso controvoglia la decisione di restare al Barça: “Non potrei mai portare in tribunale il club della mia vita”. E così, qualche giorno più tardi si è messo a disposizione di Ronald Koeman che, sabato scorso, lo ha inserito, nonostante le poche sessioni d’allenamento sostenute assieme al resto dei propri compagni di squadra, nel primo undici stagionale dei blaugrana. Una scelta intelligente, quella del tecnico olandese. Molto più intelligente rispetto a quando, durante la loro prima riunione, pensò bene di dirgli che “i privilegi sono finiti, dobbiamo pensare al bene gruppo”. Incontro che, non a caso, si chiuse in maniera traumatica: “In questo momento mi vedo più fuori che non dentro al Barça”, gli rispose Messi che, il giorno dopo, inviò l’oramai celebre burofax.

Nel debutto di fronte al Nástic di Tarragona, però, Leo non si sentiva ancora a proprio agio. E non solo per una questione relativa al tono fisico. Non bisogna essere passati dai gradoni di zemaniana memoria per essere pronti a tirare un calcio di rigore in un’amichevole estiva contro una squadra di Serie C. Il suo disagio era evidente. Ed è per questa ragione che decise di affidare il tiro dal dischetto ad Antoine Griezmann. Un atto di generosità verso un compagno di squadra in difficoltà? Non proprio: Messi non era ancora pronto a segnare un gol per il Barça. Il tempo, però, cura tutta le ferite. O, quantomeno, le lenisce. Gli sono bastati, infatti, quattro giorni per recuperare l’avidità sotto porta, la cupidigia del cannibale e, soprattutto, la voglia di giocare. A farne le spese è stato il Girona, vittima del primo (e del secondo) gol del dopo burofax. Una gran bella rete, peraltro, all’incrocio e con il piede sbagliato, il destro. El diez, tuttavia, doveva ancora recuperarne uno, quello che aveva ceduto a Grizi. Missione compiuta in avvio di ripresa, questa volta con il mancino e aiutato dalla deviazione di un difensore avversario. Pep Guardiola non aveva dubbi: “Un giorno potrò raccontare ai miei nipoti che lo ho allenato. A Messi bisogna parlargli poco e ascoltare bene quello che dice. E, soprattutto, non dimenticare che non devi sostituirlo mai, nemmeno per la standing ovation”.

Di certo, il crack rosarino non se la sarà presa a male per la comprensibile sostituzione di ieri, arrivata intorno all’ora di gioco. Tuttavia, più si osserva la fotografia scattata al momento del give me five con Rambo Koeman e più viene il dubbio che la ferita non sia ancora stata completamente curata. Sia da un lato che dall’altro La sensazione, infatti, è che per raggiungere la complicità necessaria tra un allenatore e il proprio miglior calciatore ci sia ancora bisogno di un po’ di tempo. Lo strappo con il presidente Josep Maria Bartomeu è, invece, irricucibile. Leo ha interrotto definitivamente le comunicazioni con questa dirigenza ed è ancora in attesa di capire se il progetto sportivo del presidente che verrà lo convincerà rimanere non solo per un anno, ma per sempre:

“È un sollievo che Messi sia rimasto e che la Liga possa ancora contare sulla sua figurina. Spero davvero che possa concludere la propria carriera al Barça”, ha sottolineato il presidente della lega spagnola Javier Tebas durante la presentazione dell’album Panini. Vent’anni fa, all’allora direttore sportivo blaugrana, Carles Rexach, bastarono pochi minuti per convincersi: “Dobbiamo prenderlo subito. Ce ne pentiremo per tutta la vita se non lo faremo. Il giorno del suo provino, anche un marziano si sarebbe accorto di quant’è speciale”. Vent’anni dopo, lo stesso marziano accetterebbe malvolentieri di vedere Messi concludere la propria carriera altrove.



Fonte originale: Leggi ora la fonte

giornalissimo-redazione