Moda, la ripartenza. Ecco cosa abbiamo imparato dalla mostra del cinema di Venezia

Moda, la ripartenza. Ecco cosa abbiamo imparato dalla mostra del cinema di Venezia

Il red carpet come passerella. E che passerella. La Mostra d’arte cinematografica di Venezia n. 77 è stata il migliore spot che la moda italiana potesse sperare. Il presidente Roberto Cicutto e il direttore Alberto Barbera escono vincitori da una prova per nulla scontata e dimostrano che coraggio, creatività e organizzazione premiano. La Mostra del cinema deve essere un esempio anche per il sistema-moda italiano, che da troppo tempo sembra fermo ai vecchi schemi (gli scossoni arrivano sempre da Giorgio Armani, che quest’anno scompiglia le carte in tavola e sfila in tivu). Alla moda va riconosciuto di aver saputo appoggiare la Mostra con generosità per alimentare il sogno del glamour attorno agli attori. E dal Lido porta a casa un primo risultato: griffe e aziende lo hanno trasformato nel trampolino per la ripartenza.

Via via di influencer e shopping bag con i vestiti per le star

Da sempre l’eleganza al servizio del cinema diventa arte e poi a sua volta brilla di luce riflessa sul corpo delle star. Basterebbe ricordare il little black dress di Audrey Hepburn, o il trench di Humphrey Bogart. Mai però si era visto tanto impegno. All’attracco dell’hotel Excelsior, teatro delle star fin dalla nascita della manifestazione, era tutto un via vai di pierre carichi di shopping bag, Miu Miu, Gucci, Pinko, piene di scarpe, accessori, vestiti e completi per la star di turno, per il look quotidiano e red carpet. Il resto lo hanno fatto modelle, starlette influencer, ex Miss Italia arrivate nelle vesti di testimonial (di brand più o meno celebri e stilisti) per il loro minuto di fama. Del resto, l’occasione era troppo ghiotta per la moda che dal lock down ha subìto un colpo senza precedenti. Saltate le fiere e le sfilate, i negozi deserti le previsioni di fatturati,decimati di ben oltre il 40 per cento.

L’occasione per ripartire

Il festival di Venezia è stato una scommessa – vinta — che ha ricevuto il plauso di tutto il mondo. «Gli sponsor non hanno indietreggiato di un millimetro fin dall’inizio», ha affermato il presidente Cicutto durante la cerimonia di chiusura. E le griffe di moda hanno capito da subito che quella era l’occasione per ripartire, per far vedere al mondo che l’eleganza italiana c’è ed è viva. Il risultato si è visto, resterà nella storia del costume, anche grazie al lavoro nascosto di inossidabili staff spediti al Lido dalle griffe al seguito dei vestiti (solo Giorgio Armani ne aveva una decina).

Le camere d’hotel allestite a sartorie

«Persone che si muovono in gran felicità con professionalità e soprattutto con una passione sconcertante – sottolinea Marvi De Angelis, ambasciatrice tra star e stilisti, che ha coordinato i look della madrina Anna Foglietta (che ha sfoggiato una quindicina di look, oltre ad Armani, Etro, Alberta Ferretti, Philosophy by Lorenzo Serafini) — Hanno fatto parte del festival, si sono mossi in sintonia con un una regia nascosta, con un risultato impeccabile grazie anche alla super première (le prime sarte) che con le loro manine preziose si muovevano silenziose (nelle camere d’albergo allestite a sartorie e show room) sempre pronte a riadattare e trasformare gli abiti da sogno per le celebrity». Lavorando giorno e notte come è accaduto per l’abito per la premiazione di Vanessa Kirby (in nero Armani, ancora lui), che aveva appena saputo di aver conquistato la Coppa Volpi.


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