Nasce il polo dei compressori: la newco tra Embraco e la Wanbao

Nasce il polo dei compressori: la newco tra Embraco e la Wanbao
Nasce il polo dei compressori: la newco tra Embraco e la WanbaoNasce il polo dei compressori: la newco tra Embraco e la Wanbao

Stavolta si riparte da una newco che mette insieme due debolezze col tentativo di costruire un’azienda in grado di stare sul mercato. È il secondo tentativo di reindustrializzazione per l’ex Embraco di Riva di Chieri, provincia di Torino. La multinazionale brasiliana, ex controllata di Whirlpool, in quell’impianto produceva compressori per frigoriferi. Come la Wanbao Acc di Mel, nel bellunese, lasciata al suo destino dai cinesi. Ora con la regia del Mise si decide lo spostamento della produzione dei motori per i compressori, dal Veneto a Riva a Chieri. Da qui verranno spediti a Mel per l’assemblaggio. Si tenta il salvataggio, nel complesso, di 700 addetti.

Per capire che si tratta di una scommessa conviene raccontare la cronistoria. Partendo dalla Embraco dove il primo piano di reindustrializzazione dell’investitore israelo-cinese Ventures prevedeva la realizzazione di due linee di assemblaggio per la produzione di robot per pannelli fotovoltaici e di filtri per la depurazione dell’acqua. Linee che dovevano nascere in sostituzione di quelle per la fattura di compressori per frigoriferi dell’ex controllata brasiliana di Whirlpool. Peccato che questo disegno non si sia mai verificato.

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La multinazionale Usa dell’elettrodomestico, tramite la sua controllata, si era impegnata — evitando di dare seguito alla procedura di licenziamento collettivo per cessazione di attività — ad erogare un finanziamento di 20,2 milioni a fondo perduto per far ripartire la produzione nello stabilimento in modo da riassorbire i 429 addetti. Peccato che la road map del rilancio si sia incartata nonostante sia stato staccato un assegno complessivo di 10 milioni. Quei soldi sarebbero stati utilizzati per pagare consulenze tecniche da importi spropositati da parte dei vertici di Ventures. Un presunto giro di mazzette su cui indaga anche la procura di Torino.

A Mel nel bellunese fu invece costruito questo impianto a metà degli Anni Sessanta quale segno concreto di solidarietà a un territorio tragicamente ferito dal disastro del Vajont. Lo stabilimento di Mel conobbe un impetuoso sviluppo che lo condusse, con la gestione del gruppo Zanussi poi confluito nel gruppo Electrolux, a raggiungere i 2mila addetti e a conquistare il primato mondiale nella produzione del compressore per frigoriferi domestici. A metà degli Anni Novanta, Mel era la capitale industriale della componentistica per elettrodomestici e deteneva il 30% del mercato globale, anche attraverso le società controllate in Germania, USA, Spagna, Cina, Austria, Messico, Egitto, Ungheria.

Nel 2003 il Gruppo Electrolux decise di esternalizzare la componentistica: Mel finì sotto il controllo di fondi speculativi che non seppero governare i profondi cambiamenti competitivi del settore e portarono alfine il Gruppo ACC – così si era nel frattempo chiamato – a un tremendo dissesto, quantificabile in 450 milioni di euro. Nel 2013, dichiarata l’insolvenza del Gruppo, l’azienda fu ammessa alla procedura di amministrazione straordinaria per i grandi gruppi in crisi. Per sei mesi, le maestranze rinunciarono al 50% del loro salario per consentire al commissario di acquistare la materia prima e i semilavorati per far funzionare le linee. L’impegno fu premiato: dopo un’asta internazionale e dopo un accordo sindacale che ridusse il costo del lavoro del 20%, lo stabilimento fu ceduto a un Gruppo cinese, Wanbao, controllato dalla Municipalità di Guangzhou e tra i primi produttori internazionali di compressori. Peccato che dalla Cina non abbiano saputo interpretare al meglio l’opportunità di essere il primo produttore cinese a essere dotato di una piattaforma industriale in Europa, tecnologicamente avanzata, posizionata nel segmento premium, organizzativamente flessibile e integrata con i grandi clienti continentali (Electrolux, Bosch, Whirlpool). Hanno investito pochissimo salvo poi scappare decretando l’ennesima procedura concorsuale.

Ora questa newco con «lo Stato che potrà contribuire con 10 milioni di euro, il massimo previsto dal Fondo per la gestione della crisi d’impresa», ha spiegato la sottosegretaria Alessandra Todde, presentando il nuovo piano industriale. Il progetto prevede la produzione annua di 6 milioni di motori nel Torinese e l’assemblaggio di altrettanti compressori in Veneto. Un piano che entrerà a regime nel 2024 e che prevede un investimento complessivo misto pubblico-privato pari a 50 milioni di euro.


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