«Non basta un Garage ci vuole una Visione»:   26 idee di ri-Generazione

«Non basta un Garage ci vuole una Visione»:   26 idee di ri-Generazione

Terzo appuntamento con Non basta un garage, ci vuole una visione (sabato 19 settembre dalle 11 alle 13 e dalle 18 alle 20), quest’anno in streaming . Idee di rigenerazione , nel format 10 minuti senza conduzione durante i quali scienziate e scienziati, filosofe e filosofi, scrittrici e scrittori, donne e uomini di tecnologia, scienza, arti ci danno la loro visione. Mai come oggi è necessario cambiare i paradigmi o buttare la vecchia bussola per costruirsi più bussole e punti di riferimento plurimi. 26 “garagisti” ci offrono gli spunti per costruire ognuno la propria. L’autrice di questo articolo è una di loro

Qualche anno fa ho letto un formidabile libro che mi ha consentito di raccontarmi da capo la storia travagliata del rapporto tra donne e scienza. Un libro illustrato, di piccolo formato, intitolato «Breve storia delle donne» pubblicato da Corbaccio, scritto da Jacky Fleming e tradotto da Rocco Ciba. Il libro costa 12 euro e fa prima molto ridere, mentre lo leggi, poi molto piangere, quando lo hai richiuso.

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Il pensiero astratto

La stessa reazione che mi coglie con i libri di Paolo Villaggio. Prima rido, poi mi intristisco moltissimo. La chiave del libello di Fleming mi pare stia nella frase, invero il motto della Royal Society — che, pronunciata in ambito scientifico, fa sempre un certo effetto —: «Non dar fiducia alla parola di nessuno». Ecco, la storia del difficile rapporto tra le donne e la scienza e le motivazioni di questo travagliato rapporto sono state raccontate dagli uomini. Fleming non rivendica, espone tutti i giudizi (invero pregiudizi mascherati da evidenze scientifiche), che i grandi geni — grandi geni tutti maschi — avevano espresso, ciascuno nella propria epoca, sulle donne. In realtà sul rapporto tra il cervello delle donne e il pensiero astratto. Jean-Jacques Rousseau — scrive Fleming — indefettibile genio dell’Illuminismo e incallito esibizionista, diceva che le ragazze dovevano essere domate fin dalla più tenera età, in modo che la naturale funzione di compiacere gli uomini venisse loro più naturale.

Giudizi sferzanti

Ruskin, altro esempio del genio maschile, sosteneva: l’intelletto di una donna non è né creativo né inventivo. La sua precipua funzione è compiacere. Tutte queste grandi verità maschili enunciate da geni incontrovertibili sono illustrate con tratti neri, nervosi, e sferzanti quanto le parole. Ci sarebbe da innervosirsi riguardo alle affermazioni di questi uomini incontrati sui libri di scuola e con le cui teorie abbiamo più o meno familiarità (nel libro compaiono pure, per esempio, Kant e Darwin). C’è da innervosirsi, invero. Ma Fleming, con comicità crudele, fa coincidere la storia delle donne con la storia del pregiudizio maschile, e correda tale pregiudizio di motivazioni ad hoc la cui natura è fisiologico-estetica, se così si può dire. Provo a spiegarmi senza disegni.

Corsetti e gonne

Per esempio — a parte il cervello più piccolo e di materia più lasca e spugnosa —, le donne hanno le mani troppo deboli per mantenere a lungo una penna per scrivere o un pennello per dipingere, sono incapaci a lanciare una palla in uno sport qualsiasi perché la loro innata capacità è di applaudire (gli uomini), le donne dovevano indossare corpetti rigidi altrimenti non sarebbero riuscite a tenere una postura davvero eretta. Purtroppo, a causa dei corsetti non potevano piegarsi, per esempio, su uno strumento come un microscopio, problema analogo avevano nell’avvicinarsi al cannocchiale: le campane delle gonne erano troppo ampie, mantenevano i loro occhi distante dall’obiettivo. La curiosità per le donne, come d’altronde per i gatti, è una sventura che non condurrà a niente di buono.

La procreazione

L’attitudine allo studio va a detrimento della capacità di procreare, per esempio. E così via. La marchesa du Châtelet — scrive Fleming — rischiò veramente di ritrovarsi con la barba e di rovinare il suo apparato riproduttivo dividendo a mente un numero a nove cifre per un altro numero a nove cifre. Tutto questo per dire che, dopo aver letto «Breve storia delle donne» di Jacky Fleming, quando mi chiedono — di solito giornalisti o interlocutori maschi — se c’è una differenza tra cervello femminile e cervello maschile per quanto riguarda la scienza, ed elencano indiscussi geni della scienza, in vari ambiti, ed eccellenze maschili nelle arti, io rispondo che credo di no, assolutamente no. Poi prendo fiato e azzardo che per rispondere alla domanda con maggior esattezza bisognerà aspettare altri mille anni, quando le donne avranno avuto la stessa possibilità degli uomini di accedere agli studi superiori.

Lo stesso numero di anni

Chiedo gentilmente, mentre rispondo, che ci sia dato lo stesso numero di anni, di storia, di errori, per poter rendere palese che non solo non c’è alcuna differenza, ma che il tempo, le possibilità e il contesto sono parte del cervello. Ed è questa parte del cervello, esterna al corpo ma interno all’uomo e alla donna, questa parte del cervello che potremmo chiamare «le-relazioni-con-gli-altri», «la-discussione-con-la-comunità», «il-confronto-culturale», che ci è mancata per quasi tutta la storia umana. Una forma di lobotomia relazionale. Come diceva Darwin — scrive ancora Fleming — restando a casa le donne ottenevano risultati che non erano minimamente paragonabili a quelli raggiunti dagli uomini, il che provava che le donne fossero biologicamente inferiori. E lui lo sapeva bene perché era un genio. Ne avrete letto sui materiali scolastici.

* Chiara Valerio, scrittrice e studiosa di matematica, è da poco in libreria con «La matematica è politica», Einaudi

In streaming sabato 19, dalle 11 alle 13 e dalle 18 alle 20
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Non basta un Garage, ci vuole una Visione: Interventi

16 settembre 2020 (modifica il 17 settembre 2020 | 09:28)

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