Palamara: “Questo Csm non è imparziale. Il mio processo si faccia nel prossimo Consiglio”

Palamara: “Questo Csm non è imparziale. Il mio processo si faccia nel prossimo Consiglio”

ROMA – Palamara rifiuta il suo giudice, il Csm. Perché “non si può celebrare un procedimento dove ci sono vittime e colpevoli”. Quindi l’ex pm chiede di non essere giudicato disciplinarmente dall’attuale Consiglio. Perché l’atteggiamento di palazzo dei Marescialli, e quindi il suo futuro giudizio, non potrebbero essere “imparziali” come invece dovrebbero essere.
 
L’ex pm di Roma, imputato a Perugia per corruzione, si presenta davanti alla sezione disciplinare del Consiglio e deposita una memoria di 35 pagine con cui chiede che sia lo stesso Csm – passo obbligato questo perché lui non può farlo direttamente – a rivolgersi alla Consulta per rinviare il giudizio disciplinare al futuro Consiglio, quello che sarà eletto nel 2022.
 

Bisogna ricordare subito, prima di entrare nel merito delle accuse di imparzialità fatte da Palamara, che già Cosimo Maria Ferri (deputato oggi renziano, prima Pd), sotto inchiesta disciplinare anche lui per l’incontro all’hotel Champagne di Roma con altri consiglieri del Csm, con Palamara e con Luca Lotti (deputato Pd), per influire sulla nomina del nuovo procuratore di Roma, ha già chiesto e ottenuto di adire la via della Corte costituzionale.
 
Ma torniamo alle accuse di Palamara e alle sue ragioni per spostare nel tempo, e di fronte ad altro giudice, il suo processo disciplinare, in cui è difeso dal consigliere della Cassazione Stefano Giaime Guizzi. Palamara sostiene che i componenti dell’attuale Csm avrebbero già espresso “reiterate prese di posizione sull’indagine”. Un membro del Consiglio avrebbe parlato di “metodo mafioso”. Anche David Ermini, l’attuale vice presidente, “avrebbe fatto valutazioni che non lasciano dubbi”. Sulla sua colpevolezza, s’intende.
 
Anche consiglieri del Csm subentrati ai cinque dimissionari avrebbero espresso dei giudizi sul caso. In plenum, accusa Palamara, “sono stati avanzati paragoni con la P2”. E il suo caso, scrive nella memoria, “sarebbe stato accostato a quello del giudice Franco e di Berlusconi”. E si chiede: “Come potrei stare sereno davanti a questo giudice?”. Chiede di ascoltare la segretaria generale del Csm Pieraccini. Da queste considerazioni nasce la constatazione di un Csm già orientato nel giudizio contro di lui. L’ex pm si chiede anche “come mai i media hanno saputo dell’incontro all’hotel Champagne”. E la sua conclusione è perentoria: via da questo Csm il mio processo. Che, va detto, potrebbe comportare la sua espulsione dalla magistratura, così come a luglio è stato cancellato dall’Anm di cui è stato presidente ai tempi degli scontro con Berlusconi. 

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