Potenza, il quartiere Bucaletto: a 40 anni dal terremoto in 350 vivono nei prefabbricati

Potenza, il quartiere Bucaletto: a 40 anni dal terremoto in 350 vivono nei prefabbricati

C’è un intero quartiere di Potenza dove il tempo si è letteralmente fermato. Il 23 novembre del 1980 un terremoto fece crollare interi paesi e provocò la morte di 2.900 persone tra Irpinia e Basilicata. All’avvicinarsi del quarantesimo anniversario di quella tragedia 350 famiglie del rione Bucaletto di Potenza vivono ancora nei prefabbricati tirati su «provvisoriamente» per dare un rifugio a quanti erano rimasti senza un tetto. A dispetto del tempo trascorso, a dispetto dei miliardi di euro stanziati, le casupole sono ancora abitante. Il 2020 pareva l’occasione buona per risanare il quartiere ma ci si è messo doi mezzo il Covid a bloccare tutto per l’ennesima volta. «È l’ultima vergogna di quel terremoto» si addolora Rocco Quaratino, presidente dell’associazione «Città bella» da anni in prima linea per ridare dignità al quartiere Bucaletto.

Con le migliori intenzioni

Come molti esperimenti urbanistici anche Bucaletto era nato con le migliori intenzioni: doveva diventare una sorta di campus universitario del capoluogo lucano, di quartiere modello simbolo della rinascita; ma nel frattempo occorreva pensare all’immediato ai tanti che avevano visto la loro casa sbriciolarsi sotto i sobbalzi di magnitudo 6.9 della terra. Tra il 1981 e il 1982 sorsero così alla periferia di Potenza questi moduli di legno e cemento. «Parliamo di abitazioni tra i 40 e i 70 metri quadrati, con il tetto inizialmente in eternit – ricorda Rocco Quaratino, che all’epoca del sisma aveva 13 anni e oggi ne ha 53 – servirono a dare una prima sistemazione alle famiglie rimaste per strada. Anche la mia famiglia, per un breve periodo, abitò in una di quelle case».

I reduci e i nuovi arrivati

Non tutte le famiglie di Bucaletto hanno avuto la medesima sorte e come detto 350 di loro sono ancora lì nei prefabbricati ad onta dei 66 miliardi di euro stanziati (fonte Corte dei Conti) a tutto il 2010 e ad onta dell’accisa di 4 centesimi su ogni litro di benzina in vigore tutt’oggi. «Non tutti gli abitanti del quartiere – racconta ancora il presidente di Città Bella – sono veri e propri reduci del terremoto del 1980 ma un 10-15% di loro sì’. Gli altri sono ad esempio figli o parenti degli inquilini originari che sono subentrati; quei moduli sono poi serviti negli anni a fare fronte ad altre emergenze abitative e così sono arrivati persone sottoposte a sfratto o immigrati. Ognuno di loro paga un canone mensile al Comune tra i 50 e i 100 euro mensili. Gli interventi di manutenzione negli anni sono stati minimi, al massimo sono state rimosse le coperture in eternit, cosa che comunque non ha impedito che a Bucaletto molte persone siano morte per tumori polmonari».

Un’attesa lunga 40 anni

Come sia stato possibile che per 40 anni nessuno sia riuscito a smantellare i prefabbricati e a sostituirli con alloggi veri e propri è un mistero. Non è stato un problema di soldi: a quelli che dovevano essere spesi per la ricostruzione di recente si sono aggiunti 38 milioni messi a disposizione della Basilicata dalla legge sulla riqualificazione delle periferie. La Regione ha inoltre stanziato 15 milioni per costruire 150 alloggi. Sembrava la volta buona, mancava l’indagine geologica sui terreni su cui scavare le fondamenta, la relazione dei tecnici era attesa per marzo, è arrivato il lockdown e l’attesa per gli inquilini dei prefabbricati si è ulteriormente allungata. «Ma non è di sicuro una questione di soldi ma di volontà politica – attacca Rocco Quaratino – tutte le amministrazioni succedutesi alla guida della città, di destra e di sinistra, hanno usato questo posto per le loro promesse elettorali ma hanno lasciato tutto com’è. Non ci arrendiamo: siamo arrabbiati ma al tempo stesso attenti a quello che può succedere».


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