Rogo al porto di Ancona, si contano i danni alle imprese

Rogo al porto di Ancona, si contano i danni alle imprese

Ambiente e territorio

Un incendio di vaste proporzioni è divampato, per causa ancora in corso di accertamento, nella zona portuale. Le fiamme sono partite ieri notte intorno alle 00:35 da un capannone.

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(ANSA)

Un incendio di vaste proporzioni è divampato, per causa ancora in corso di accertamento, nella zona portuale. Le fiamme sono partite ieri notte intorno alle 00:35 da un capannone.

16 settembre 2020


3′ di lettura

Tre ore per evitare un vero e proprio disastro: il tempo necessario a 12 squadre dei vigili del fuoco per circoscrivere l’incendio, scoppiato la scorsa notte poco dopo la mezzanotte nel cuore del porto di Ancona, nella parte più vicina al centro cittadino. Le fiamme sono partite dalla ex Tubimar, alla Darsena Marche: un magazzino dentro il quale erano conservate vernici, solventi e vetroresina, materiali di consumo per le aziende della nautica presenti nell’area; materiali che sono diventati micidiali come bombe, che sono esplose scuotendo la città. Proprio quel magazzino avrebbe fatto posto, entro la fine della prossima estate, a un nuovo posto di controllo frontaliero sanitario, al servizio del porto.

Nell’area del porto 6.500 addetti

Già alle prime luci dell’alba, l’incendio era sotto controllo: restano ancora attivi alcuni focolai, che al momento non preoccupano i vigili del fuoco. Ciò che preoccupano, invece, sono la qualità dell’aria e la ripresa delle attività produttive e commerciali, sia nell’area portuale, dove lavorano circa 6.500 addetti, che nel centro della città. Il sindaco di Ancona, Valeria Mancinelli, ha disposto la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado e consigliato ai cittadini di tenere chiuse porte e finestre e di limitare gli spostamenti, almeno in attesa del report dell’Arpam, che ha effettuato una serie di rilevamenti a tappeto. In prefettura, invece, è in corso una riunione alla quale partecipano le forze dell’ordine, i vigili del fuoco, la protezione civile e i rappresentanti del comune.Le cause dell’incendio e la stima dei danni sono in fase di valutazione. L’area è off-limits, ma oltre al magazzino dal quale si sono propagate le fiamme, risulterebbero almeno altri due capannoni andati distrutti. Ieri notte, erano al lavoro alcuni addetti della Skalo, azienda che congela il pescato: c’è stato un fuggi-fuggi, ma tutti sono riusciti a mettersi in salvo. Le fiamme avrebbero coinvolti altri capannoni, uno scafo e solo sfiorato un deposito di metano.Quella interessata dall’incendio è comunque un’area limitata, distante dai traffici principali e ancora di più dallo stabilimento Fincatieri, che rappresenta il principale polo produttivo del porto e che questa mattina risulta operativo.

È in corso una riunione in Prefettura ad Ancona, convocata d’urgenza dal prefetto Antonio D’Acunto per le 7:30, dopo il vasto incendio scoppiato nel capannone ex Tubimar nella zona portuale. Alla riunione, durante la quale verrà fatto un punto della situazione, parteciperanno i vertici locali delle forze dell’ordine, i vigili del fuoco, la Protezione civile regionale e del Comune. Le cause del rogo sono in fase di accertamento da parte dei vigili che saranno impegnati per molte ore nelle operazioni di spegnimento a causa di focolai ancora presenti nell’area.

Rogo sotto controllo

Le fiamme, che a quanto pare non hanno causato feriti, hanno anche provocato esplosioni nel capannone, avvertite distintamente anche da molto lontano, oltre a una colonna di fumo alta e densa che ora si sta abbassando e si spostando verso sud.

Mentre il sindaco invita ancora la cittadinanza a tenere le finestre chiuse, inizia la conta dei danni economici alla zona portuale. Dall’incendio, che si è sviluppato nell’area ex Tubimar, dove ci sono varie attività, si è levata una densa colonna di fumo che è ancora nell’aria. Le fiamme avrebbero certo distrutto alcuni camion e le strutture dei capannoni interessati, dove potrebbero trovarsi solventi, vernici e altri materiali potenzialmente tossici. Nella zona ci sono una ditta che produce azoto liquido, una centrale elettrica, un impianto di metano.



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