Sara, la bambina che corre più veloce degli adulti

15 settembre 2020 – 22:41

Ha 8 anni ed è una promessa del running. «Da grande voglio battere il record sulla maratona (anche maschile)». Il papa-coach: «Non la forzo, ma il talento va allenato»

di Riccardo Bruno

Sara, la bambina che corre più veloce degli adultiSara, la bambina che corre più veloce degli adulti
Sara, 8 anni, con il padre al Vertical Verezzi (Walter Nesti/Fotoamatori finalesi)

Sara va veloce, con le gambe e con i pensieri. A mamma e papà ha promesso: «Da grande voglio battere il record sulla maratona». Femminile? «No, sarò la più forte di tutti. Anche degli uomini». Sogni ingenui di una bambina di 8 anni, alimentati però da doti fuori dal comune. Sara ama correre, lo fa con sorprendente facilità, e si lascia dietro gli altri, non solo coetanei. Tanto per capirci, dieci giorni fa, al Vertical Verezzi, sei chilometri con un bel po’ di salite, è arrivata prima tra le donne (più stupite che deluse all’arrivo) e dodicesima assoluta. «E pensare che le avevo detto di andare piano. Non ha nemmeno spinto al massimo» dice Piernicola Meloni, padre orgoglioso e anche suo allenatore.

Dna da atleta

Nonostante i suoi 8 anni, Sara, che vive nel Savonese, ha già disputato un bel po’ di gare, con i pari età e sopratutto con gli adulti. «Con gli altri bambini vince sempre, per questo si annoia». A quest’età l’agonismo in Italia non è permesso, così partecipa solo a manifestazioni non competitive. «Mai andato contro il regolamento della Fidal», la federazione di atletica, assicura il padre. Figlia e nipote di un allenatore, con il nonno materno ex ciclista professionista, aveva già scritto nel Dna un destino da atleta. «A due anni e mezzo ci siamo accorti che era differente. Imitava i più grandi e con una tecnica diversa dagli altri — racconta il papà —. Così me la sono portata dietro». A cinque anni le prime garette, sbaragliando la concorrenza. «Anche con grandi distacchi. Ha corso pure in Francia, Spagna e Inghilterra, lì le regole sono più elastiche». Assicura il padre: «Credetemi, non la sto forzando. Come genitore sono ovviamente felice dei suoi successi ma come allenatore le raccomando di avere pazienza. È lei a chiedermi di correre, e finché si diverte e non si fa male credo che sia giusto assecondare la sua passione».

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Passione e dedizione

Da una decina d’anni Piernicola Meloni ha lasciato il lavoro di guardia giurata e si dedica al running, e soprattutto a sua figlia. «Alleno anche qualche altro atleta, ma all’estero. Gli italiani si lamentano sempre, quando non vincono e anche quando gli si spieghi come fare…». Ha fondato una sua società, la Team Endurance. Un solo atleta tesserato, sua figlia. «Ho studiato da autodidatta, già prima mi ero fatto idee mie su come allenare i bambini. Se uno ha talento non puoi costringerlo a giocare alla bandierina, altrimenti si stanca e abbandona. So che mi criticano, ma non tutti possono essere seguiti allo stesso modo». Per Sara è ancora un gioco, ma lo affronta con un impegno non da poco. Allenamenti tutta la settimana, tranne il sabato, anche due o tre ore al giorno. «Corsa ma anche marcia, e non solo — spiega il papà —. Cerco di prepararla muscolarmente, con allungamenti, stretching e anche pesistica».

La cautela degli esperti

I manuali consigliano cautela con i bambini. Antonio Spataro, direttore sanitario dell’Istituto di medicina e scienza dello Sport del Coni è prudente: «È sicuramente una caso particolare, alla base c’è probabilmente una predisposizione genetica. Tuttavia è ancora piccola. L’allenamento prolungato e intenso a questa età può recare danni a carico dell’apparato locomotorio, con patologie che possono ritardare la crescita. In più ricordiamoci che secondo la Carta del bambino sportivo dell’Unesco un minore ha il diritto a non essere un campione. Una competitività eccessiva può portare a un abbandono precoce dell’attività sportiva».

Il team di medici

Il papà-coach lo sa bene. E non lascia niente al caso. Visite mediche periodiche, controlli da cardiologo, ortopedico, fisioterapista, podologo e anche nutrizionista. «E poi lavoro sulla psicologia. Le gare in questo momento non sono importanti, gliele faccio fare per abituarla a gestire la pressione, per capire che deve viverla come una cosa normale». Sara intanto chiede solo di correre, e di divertirsi. Nel tempo libero ama andare a cavallo, o cantare al karaoke. E poi c’è la scuola, quarta elementare. «Lì è più determinata che nello sport. Se sbaglia un’interrogazione, chiede subito alla maestra di recuperare».

15 settembre 2020 (modifica il 15 settembre 2020 | 22:41)

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