Sequestrate 2 mila OnePlus Buds alla frontiera USA: sembravano Apple AirPods contraffatti

I funzionari della Customs and Border Protection (CBP) degli Stati Uniti hanno sequestrato una spedizione di OnePlus Buds all’aeroporto JFK di New York ritenendo che fossero Apple AirPods contraffatti. E’ successo a fine agosto, secondo quanto riferisce The Verge che parla del post della CBP in cui veniva divulgato con orgoglio l’avvenuto sequestro.

Nel post si legge che i funzionari dell’ente di polizia di frontiera USA hanno “recentemente sequestrato 2.000 Apple AirPods contraffatti provenienti da Hong Kong del valore di 398.000 dollari se fossero stati autentici”. Il tweet fa inoltre riferimento a un comunicato stampa ufficiale in cui vengono elogiati gli sforzi della polizia di frontiera che si occupa di “proteggere quotidianamente il pubblico americano da vari pericoli”, aggiungendo che “le intercettazioni di questi auricolari contraffatti sono un riflesso diretto della vigilanza e dell’impegno da parte dei funzionari CBP”.

Chiaro è che in questo caso la polizia USA abbia preso una cantonata. Almeno in base alle foto a corredo che mostrano come i prodotti sequestrati siano di fatto dei legittimi OnePlus Buds, annunciati di recente. Non è al momento chiaro se le 2 mila unità di cui si parla nel tweet fossero fossero tutte di OnePlus Buds tuttavia considerando che il post su Twitter recita letteralmente “Questa non è una Mela”, in riferimento diretto alle OnePlus Buds che si vedono in foto, sembra proprio che si tratti di un errore piuttosto imbarazzante.

Il comunicato stampa rilasciato dalla CBP non fa inoltre alcuna menzione al brand OnePlus, mentre si legge che le unità sequestrate provenivano da Hong Kong ed erano indirizzate verso il Nevada. Sono state confiscate lo scorso 31 Agosto e, di fatto, possono sembrare cloni degli AirPods. Il mercato è inondato da prodotti simili agli auricolari true wireless di Apple, ma è da sottolineare che non tutti i modelli sono fraudolenti e diverse aziende note hanno rilasciato la loro reinterpretazione del prodotto proponendo sul mercato delle versioni con un design non così diverso.

Insomma, pasticcio o comunicazione errata? Al momento non lo sappiamo con certezza, tuttavia OnePlus è intervenuta rispondendo al post della CBP con un divertito “Ehi, restituitecele!”.



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