Siglati gli accordi di Abramo di Israele con il Bahrein e gli Emirati. Trump: «Altri Stati seguiranno»

Siglati gli accordi di Abramo di Israele con il Bahrein e gli Emirati. Trump: «Altri Stati seguiranno»

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
GERUSALEMME
Dei settecento ospiti l’unico a restare a casa è quello che avrebbe dovuto essere invitato. Il premier Benjamin Netanyahu è volato a Washington con tutta la famiglia, i consiglieri, il capo del Mossad. Non si è portato dietro Gaby Ashkenazi, il ministro degli Esteri, avversario di campagna elettorale diventato alleato di coalizione. È lui — stabilisce una norma israeliana del 1951 — a dover firmare i trattati con altre nazioni. Così l’ex capo di Stato Maggiore ha studiato nella notte il documento e ha concesso il permesso a Netanyahu (in termini tecnici una procura legale) prima della cerimonia. In cambio ha ottenuto la conferma che l’intesa non avrà valore fino a quando non sarà approvata dal governo al completo e dal Parlamento.

Sull’erba del South Lawn alla Casa Bianca, lo stesso sfondo di colonne bianche della firma degli accordi di Oslo il 13 settembre del 1993, in pochi indossano la mascherina, i più ligi sono gli israeliani, da dopodomani il Paese deve sottoporsi alla seconda quarantena totale per rallentare l’epidemia. Donald Trump ha voluto dare a questo patto tra lo Stato ebraico, gli Emirati Arabi e il Bahrein un nome biblico: gli accordi di Abramo sono i primi dal 1994, dalla stretta di mano con la Giordania. Il presidente americano parla di «sangue che ha bagnato le sabbie del deserto», spiega che anche Netanyahu «è stanco della guerra». In realtà i tre Paesi non hanno mai combattuto, la firma di ieri non chiude un conflitto come con i giordani (e prima con l’Egitto nel 1979). Apre però «una nuova alba di pace in Medio Oriente», proclama Trump, mentre Netanyahu, Abdullah bin Zayed Al-Nahyan (ministro degli Esteri emiratino) e Abdullatif Al Zayani (Bahrein) ripetono: «È una giornata storica».

Trump assicura che «almeno altre cinque nazioni sono pronte a seguire questi passi», che anche i palestinesi torneranno a negoziare («ci stiamo parlando»), che potrebbe raggiungere un accordo con l’Iran in poco tempo, «se venissi rieletto». Per ora la cerimonia ha solo riavvicinato i leader palestinesi divisi, il presidente Abu Mazen ha parlato con Ismail Haniye, capo di Hamas, e insieme ribadiscono: «La nostra causa non si svende». Negli stessi minuti della firma, dalla Striscia di Gaza i miliziani hanno sparato razzi contro le città israeliani, ad Ashdod i feriti sono 6.

I pochi dettagli sul documento emergono dalle polemiche politiche israeliane. La sinistra all’opposizione rivela che l’intesa prevede il via libera per gli Stati Uniti alla vendita dei jet militari F-35 agli Emirati, sarebbe la prima volta che un governo israeliano rinuncia all’«esclusiva» nella regione sugli armamenti americani. L’estrema destra reagisce ad altre ipotesi: il testo conterrebbe un riferimento alla soluzione dei due Stati assieme alla promessa israeliana di fermare l’annessione di parte della Cisgiordania e la costruzione di colonie.

Il patto ribalta la formula che fino a ora le nazioni arabe hanno voluto imporre per normalizzare le relazioni diplomatiche con Israele. Il primo passo era terra in cambio di pace. Adesso l’equazione è pace in cambio di turisti, tecnologie e un’alleanza contro l’Iran: gli affari tra i tre Paesi raggiungeranno da subito i 500 milioni di dollari, i pellegrini di Emirati e Bahrein potranno visitare la Spianate delle Moschee, il terzo luogo più sacro per l’islam, mentre i viaggiatori israeliani si immergeranno nelle notti di Dubai. Tre ore di volo.


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