Tim e Mediaset, tante Authority e poca voce

Tim e Mediaset, tante Authority e poca voceTim e Mediaset, tante Authority e poca voce

Che anche per le authority – organismi autonomi e di garanzia – ci siano periodi di alti e bassi pare essere fisiologico. In Italia, secondo qualche calcolo recente, ce ne sono attive diciannove, ovviamente non tutte uguali e ognuna con la sua storia. La Consob è nata nel 1974, l’Antitrust nel 1990, quella che è oggi l’Arera nel 1995, l’AgCom risale al 1997, solo per citarne alcune. Molte sono di nomina parlamentare, altre dipendono dai ministeri.

Non c’è però dubbio che in questi decenni abbiano attraversato stagioni migliori, pur scontrandosi con una serie di problemi strutturali, veri e propri vizi capitali come su queste pagine ha fatto notare Sabino Cassese. Pur avendole istituite e rese indipendenti, la politica ha spesso invaso il campo che avrebbe dovuto essere loro. La giustizia amministrativa e i continui ricorsi ai Tar hanno fatto il resto, indebolendo e rendendo lunghe e farraginose le decisioni prese. Le procedure di nomina, con la sostituzione simultanea di un intero collegio in scadenza, hanno avuto l’effetto di azzerarne periodicamente l’attività, mentre la lottizzazione della scelta dei componenti (celata di frequente, non sempre, da improbabili competenze) è servita a concludere l’opera di delegittimazione.

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Il caso recente dell’AgCom pare significativo: prorogata più volte e nel limbo del passaggio di gestione (e quindi più debole) si è trovata a dover rispondere alle decisioni della Corte Ue – qualcosa di più di un tribunale amministrativo – che ha minato alla base le sue delibere sul caso Vivendi-Mediaset e l’intera legge Gasparri sull’incrocio televisioni-telecomunicazioni. Una vicenda in evoluzione, mentre i mercati, le aziende, i consumatori non possono aspettare a lungo. In generale, è vero, le Authority hanno scontato anche difetti di personalità. A suo tempo Giuliano Amato, già ampiamente conosciuto e stimato, all’Antitrust seppe imporre la sua, per fare un esempio. Ma anche il semi-sconosciuto (ai non addetti ai lavori) Pippo Ranci, all’Autorità dell’energia, riuscì nell’impresa di tenere testa a colossi monopolistici come Enel ed Eni, guadagnandosi una forte reputazione.

Tutte argomentazioni con un loro peso, che tuttavia non bastano a spiegare il «basso» fisiologico attuale. Che si deve, forse, alla sempre minor considerazione attribuita dai governi ad organi che sfuggono al controllo politico, proprio perché creati trent’anni fa indipendenti e «tecnici». Virtù diventate oggi peccati originali.


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