Turchia, Demirtas critica la Cedu: «Decisioni lente e senza effetto reale»

La Corte Europea dei Diritti Umani (Cedu) delude i dissidenti che in Turchia si battono per vedere rispettati i loro diritti. A puntare il dito sulla Cedu è Selhattin Demirtas, uno dei fondatori del partito filocurdo Hdp, che è in prigione dal novembre del 2016. «La Corte ci mette troppo tempo a pronunciarsi e, alla fine, anche quando decidono che c’è stata una violazione dei diritti umani, la sentenza non ha alcun effetto pratico» ha scritto al Financial Times dalla prigione di Erdine, al confine con la Grecia.

Demirtas, 47 anni, aveva ottenuto una vittoria storica nel 2015 quando la sua formazione era riuscito ad entrare in Parlamento facendo perdere la maggioranza all’Akp di Recep Tayyip Erdogan ma è stato arrestato un anno dopo durante le purghe seguite al fallito colpo di Stato del 2016, con l’accusa di appoggiare il Partito dei Lavoratori Curdi, che è considerato un’organizzazione terrorista dalla Turchia, dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea. Lui, al contrario, sostiene che l’Hdp ha sempre cercato una soluzione pacifica alla questione curda.

Nel 2018 e nel 2019 la Cedu si è pronunciata sul caso di Demirtas certificando la flagrante violazione dei suoi diritti. Il primo pronunciamento riguardava la detenzione preventiva che aveva impedito al leader di partecipare a due elezioni cruciali «limitando così la libertà del dibattito politico e il pluralismo». I giudici chiedevano l’immediata liberazione del leader ma la magistratura turca non ha rispettato la sentenza. Demirtas è stato condannato nel 2018 per un discorso pronunciato nel 2013 e ora è sotto accusa per terrorismo: rischia fino a 142 di prigione.

In Turchia Spano ha incontrato il presidente Erdogan e ha ricevuto una laurea honoris causa in giurisprudenza dall’Università Statale di Istanbul, la stessa che ha epurato 192 accademici dopo il fallito golpe del 2016. Loscrittore Mehmet Altan, fino a poche ore prima aveva esortato Spano a non ritirare il premio. «Non so come si possa essere fieri di essere membri onorari di una università che condanna alla disoccupazione, alla povertà e al carcere centinaia di docenti solo per il loro pensiero e i loro scritti», ha scritto Mehmet Altan in una sua lettera accorata al presidente della Cedu. Altan è un accademico di fama mondiale ed era stato espulso da quella università per le sue idee e fu tra i primi intellettuali arrestati nella repressione post-golpe assieme a centinaia di giornalisti e scrittori, come suo fratello Ahmet e Nazlı Ilıcak.


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