Valentino Rossi e l’Academy: da Morbidelli a Bagnaia e Marini, così alleva talenti tra traversi e pasta fresca

Valentino Rossi e l’Academy: da Morbidelli a Bagnaia e Marini, così alleva talenti tra traversi e pasta fresca

14 settembre 2020 – 23:23

Il racconto di Alberto Tebaldi e Alessio Salucci gli amici che si occupano dell’accademia: «Vale vuole trasferire tutto quello che sa. Servono 70 moto. È tutto gratis quando i piloti cominciano a guadagnare ci danno il 10%»

di Giorgio Terruzzi

Valentino Rossi e l'Academy: da Morbidelli a Bagnaia e Marini, così alleva talenti tra traversi e pasta frescaValentino Rossi e l'Academy: da Morbidelli a Bagnaia e Marini, così alleva talenti tra traversi e pasta fresca

«Questo forse non l’avevamo calcolato». La frase è di Valentino. Pronunciata all’inizio del 2018 quando Franco Morbidelli passò, da campione del mondo Moto2, in MotoGp. Che fosse destinato a diventare, da figlio prediletto ad avversario capace di batterlo, Vale l’aveva intuito da un pezzo. A furia di accudirlo, di osservare il talento di quel ragazzo, tirato su insieme ad altri dieci, con l’idea di trasformarli in piloti consapevoli dei propri diritti, dei doveri, di ciò che va oltre una attitudine, una natura.

La VR46 Academy esiste ufficialmente dal 2013, con il Ranch di Tavullia come baricentro full optional. In realtà, esiste da sempre. È una emanazione della leggendaria «Cava», poco fuori Pesaro, dove Graziano, Rossi senior, predicava il Verbo del Traverso. Dove una quantità di piccoli romagnoli fissati col «motore» bazzicavano dietro «al Vale» che proprio lì aveva fatto base con gli amici di sempre, «Albi», Alberto Tebaldi e «Uccio», Alessio Salucci. Sono loro, con Carlo Casabianca, storico preparatore atletico di Rossi, a gestire l’Academy. Una scuola di motociclismo e di vita che investe oltre un milione di euro l’anno per trasformare ogni promessa in una promessa mantenuta.

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«Servono circa 70 moto perché si impara in pista ma anche con il cross o guidando sulla terra battuta — spiega Tebaldi —. E poi una vera équipe di esperti, composta da allenatori, nutrizionisti, medici, senza contare le strutture utili al lavoro sul campo. Quando cominciammo Valentino disse qualcosa che non dimentico: “adesso vediamo se quello che facciamo per me funziona anche per gli altri”. Ciò che rende unica l’Academy è il suo desiderio di trasferire ai ragazzi ogni cosa che ha imparato. Esperienza, abbinata ad un modo di stare al mondo e nella professione fondamentali per fortificare un campione. Anche per tutelarlo».

Oltre all’ipotesi che qualche allievo lo battesse prima o poi, Valentino non immaginava che accudire chi lo vede come un dio della piega, potesse restituirgli un gusto nuovo, una progettualità complessa e un divertimento supplementare: «I giovani trasmettono energia. Somigliano a lui — racconta Albi — talvolta arrivano da noi con addosso ingenuità mischiata a una freschezza travolgente. Svegli, carichi e progressivamente consapevoli di avere di fronte una opportunità. Da noi non pagano un euro. L’Academy, con l’aiuto dei partner storici di Vale, segue ogni momento della loro carriera, con la sola richiesta di restituire il 10% dei loro guadagni quando cominceranno a percepire almeno 50 mila euro l’anno. Il denaro che arriva oggi da Morbidelli e Bagnaia, permette così di far crescere altri giovani».

Insieme sempre, per allenarsi, per condividere una strepitosa, adrenalinica adolescenza con un maestro che non invecchia affatto. Per loro ci sono due porti aperti in pianta stabile. La cucina del Ranch, gestita, così come accadeva per la «Cava» dal Team Gradella, una masnada di campioni della griglia divertiti e divertenti, e la cucina della VR46 dove opera Anna: una signora che pare fatta apposta per la pasta fresca. «È una atmosfera speciale. Ma Valentino è anche un maniaco dell’ordine, in tuti i sensi. E sa che per crescere serve cura, forza mentale. Basta stargli dietro per capirlo». Magari, per stargli anche davanti. Qualche volta, sia chiaro.

14 settembre 2020 (modifica il 14 settembre 2020 | 23:23)

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