Zelo in condotta

Zelo in condotta

Nel valutare l’operato di due vigili che, forse sotto l’effetto di una replica del film di Alberto Sordi, avevano sequestrato i tavolini abusivi di un ristorante di Gallipoli, il pubblico ministero Mastroniani ha criticato il loro «singolare zelo, degno di una tipica amministrazione di paesi nordici, votata a perseguire ogni minima forma di illegalità diffusa sul territorio», Se ne deduce che le illegalità vadano perseguite sul territorio solo quando sono massime o tuttalpiù medie, sempre che il magistrato non intenda dividere anche queste ultime in medio-alte, da punire con severità vichinga, e medio-basse da lasciare prosperare in un’atmosfera di mediterranea compassione.

In attesa di fornirci un elenco preciso che ci consenta di collocare ogni illegalità nel settore di sua pertinenza, il sostituto procuratore di Lecce stabilisce anche un affascinante rapporto tra esposizione ai raggi solari e rispetto delle regole: laddove la prima è più violenta, il secondo tende ad attenuarsi. Lo stesso tavolino che intralcia il passeggio può essere abusivo a Oslo, ma perfettamente in regola a Gallipoli, e forse anche a Riccione e Innsbruck, dipende da dove il p.m. intende far cominciare l’influsso dello zelante e noiosissimo Nord.

A stupirmi non è tanto il contenuto dell’affermazione, un luogo comune che, come tutti i luoghi comuni, contiene un nocciolo di amara verità, ma la fonte da cui proviene. Gli uomini di legge sono pagati per farla rispettare. Almeno, così dicono a Oslo.

16 settembre 2020, 07:07 – modifica il 16 settembre 2020 | 07:08


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